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La sfida di Marchionne agli operai: “Se non vince il sì Mirafiori salta”

Lo storico debutto del nuovo Lingotto in Borsa è di quelli da ricordare: i camion e i trattori di Fiat Industrial, da un parte, hanno archiviato il primo giorno di quotazione a 9 euro (+3%), dall’altra c’è l’Auto, che ha brindato al debutto in solitaria con una chiusura sopra i 7 euro e un rialzo che ha sfiorato il 5%. Sergio Marchionne, però, non è riuscito a dimenticare nemmeno per un giorno i nodi che la Fiat dovrà affrontare (e sciogliere) nell’immediato futuro, come la questione sindacale, con lo scontro continuo con la Fiom e l’imminente referendum a Mirafiori, e la querelle con Confindustria (un’uscita dalla confederazione «è possibile ma non probabile»), senza dimenticare il suo “amore” oltreoceano, la Chrysler. Così il top manager del Lingotto, dopo aver assistito nello storico salone delle grida di Palazzo Mezzanotte al countdown e ai primi scambi della doppia Fiat a fianco dell’amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, e al termine del suo discorso sul «momento molto importante, un punto di arrivo e un punto di partenza», ha attaccato i rappresentanti delle tute blu della Cgil: «La Fiat – ha scandito a chiare lettere Marchionne – è capace di produrre vetture con o senza la Fiom». Così se a Mirafiori «vince il no con il 51% la Fiat non farà l’investimento».

L’articolo completo di Filippo De Ferrari su CroanacaQui in edicola il 4 gennaio

 

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