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Gli eroi del Mundial piangono Bearzot: «Per noi era un padre»

 Se n’è andato un altro grandissimo del nostro calcio. Ieri, a 83 anni a Milano, si è spento Enzo Bearzot, il ct Mundial, gravemente malato da tempo. Una persona per bene, un uomo d’altri tempi, un signore. Un’icona che resterà nel cuore di chi in quella torrida estate spagnola ha trionfato con lui, di chi ha goduto da casa ed anche di chi ancora non c’era ma ne ha sentito raccontare le gesta e almeno una volta lo ha visto in quelle immagini ormai sbiadite, con la pipa in bocca o con le carte in mano, sull’aereo in quella storica partita di scopa con un altro grande, il presidente Sandro Pertini. In Spagna aveva vinto contro tutto e contro tutti. Lui, cuore granata, aveva modellato un’Italia con la spina dorsale bianconera. Una Nazionale che grazie a Bearzot aveva costruito un gruppo talmente forte da battere corazzate come Brasile, Argentina e Germania. Il “Vecio”, così come era stato soprannominato, vanta il record di panchine azzurre, 104 e ha regalato al Bel Paese una delle più grandi gioie calcistiche della sua storia. Nel giorno più triste, l’Italia del pallone gli rende onore. E gli dice grazie.
Lo fa innanzitutto chi ha condiviso con lui il successo in quella Coppa del Mondo: «Sento un dolore profondo – ha detto il capitano di quella formazione Dino Zoff -. Era un uomo giusto, una qualità di gran lunga più importante dei risultati che ha ottenuto». Lo spessore umano torna anche nel commiato di Pablito Rossi: «Per me era come un padre – ha detto il capocannoniere di quel Mondiale -senza di lui non avrei raggiunto i traguardi che ho raggiunto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell’italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso». «Bearzot ci ha lasciato fisicamente e, come tutti gli amici che se ne vanno, è un dispiacere. Ma per quello che ha fatto non morirà mai, ha fatto la storia del calcio italiano e rimarrà sempre nei ricordi e nei cuori di tutti», ha detto invece Ciccio Graziani. Anche Sandro Altobelli, uno dei fedelissimi di Bearzot, è visibilmente commosso quando commenta la scomparsa del Maestro ai microfoni di Sky: «È una delle più brutte giornate della mia vita – ha dichiarato – per tutto il calcio italiano, per chi amava il calcio quello vero. Bearzot è stato il più grande allenatore della storia calcio italiano, amato da tutti non solo per i risultati ma per il suo comportamento di uomo straordinario».

Anche Antonio Cabrini gli deve moltissimo: «Ricordo la faccia, oscurata dal vento e dalla delusione quando ho sbagliato il calcio di rigore che poteva darci il vantaggio con la Germania. Ma subito la delusione in lui lasciò il posto all’ottimismo: “È inutile che continui a pensarci – mi ha detto – siamo sullo 0-0, lasciati alle spalle questo momento delicato. Per me è stato un secondo papà. Al Mundial è stato anche un po’ don Chisciotte nell”82».

«Un secondo padre – ha spiegato Bruno Conti -mi mancherà tremendamente. Ha insegnato quanto paghi affermare certi valori». Anche Bergomi lo ricorda: «Una persona straordinaria, un grande allenatore ma soprattutto un grande uomo, una persona educata e per bene. Aveva dei principi, degli ideali che non si possono dimenticare. Gli devo tutto».

L’unica voce che si stacca dal coro è quella di Paolo Pulici: «Con me non si è comportato come doveva, ha fatto scelte impiegabili. Tra noi c’è stato sempre un rapporto conflittuale ma ormai sono cose passate, questo è il momento del cordoglio». Ma tra gli ex del Toro c’è Zaccarelli che lo ricorda positivamente in chiave azzurra: «Il mio ricordo – racconta l’ex campione del Toro – è legato ai Mondiali di Argentina, un periodo stupendo. Alla fine della partita con la Francia, quando ci eravamo calmati dall’euforia della vittoria, Bearzot mi disse che era molto contento che fosse stato un giocatore del Torino a fare gol e a decidere la partita».
Anche le istituzioni, sportive hanno ricordato il ct che secondo Petrucci, presidente del Coni, «anche da fuori ha continuato a dire sempre cose di buon senso e a favore del calcio». Giancarlo Abete lo ha ricordato a nome di tutta la Figc: «Di Bearzot vogliamo sottolineare e ricordare innanzitutto le qualità umane e morali, il rigore della sua professionalità, uno stile di vita che resta un esempio per il calcio di tutto il mondo».

Simone Cerrano

 

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