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Il Borghese

La farsa del “liberi tutti”

Siamo alla farsa. O peggio ancora alla consacrazione del diritto di sfasciare tutto, lanciare bombe, bastonare i poliziotti, devastare una città. I 22 arrestati per la guerriglia di Roma che, occhio e croce, hanno provocato danni per una ventina di milioni di euro, da ieri mattina sono liberi come l’aria. Solo uno, quel tizio con il giubbotto beige che è stato fotografato addirittura con le manette rubate ad un finanziere, dovrà restare agli arresti domiciliari. Ma non sarà solo, né in cattiva compagnia visto che abita con il padre, ex brigatista rosso. Il che pare trasformare la galera casalinga in una sorta di vacanza premio. Finisce in gloria il salmo cantato dai criminali che hanno trasformato i cortei studenteschi in una carica barbara e devastante. E c’è da immaginare che nelle centrali dell’eversione urbana, nei covi degli anarchici e nei centri sociali, si stia facendo festa di fronte a questa ormai dimostrata incapacità di fermezza della nostra giustizia. Il che fa supporre che se domani capita il peggio, visto che la punizione per gli assalti sfascisti è una notte in gattabuia accompagnata da un pasto caldo a spese dello Stato, ce lo siamo andati a cercare. Negare che vi sia la percezione di una profonda ingiustizia di fronte a questa decisione rinunciataria dei magistrati, sarebbe assurdo. Così come è assurdo immaginare che minimizzando la gravità dei fatti (e non ci riferiamo solo alla brutta giornata romana) si dia un segnale corretto per contrastare il diffondersi della violenza politica nelle città. Almeno non ora, non dopo aver verificato che c’è una regia praticamente nazionale dietro gli scontri, che i facinorosi, per non usare direttamente il termine criminali, si spostano da una città all’altra foraggiando, ci pare evidente, i picchiatori. Considerazioni che dovrebbero indurre gli inquirenti, anche alla luce di un passato nel quale l’eversione ha causato lutti gravissimi, ad un rigore quantomeno educativo. Il perdonismo di queste ore, inutile negarlo, suona quasi come una condanna all’operato delle forze dell’ordine. E non sono poche, all’interno dei corpi di polizia, le voci di protesta anche e soprattutto per le accuse di utilizzare infiltrati per condizionare l’esito dei cortei. Sospetti di striscianti strategie della tensione, di agenti provocatori, di servizi deviati che ci sembrano più strumentali alla battaglia politica che attraversa il Parlamento, che alla necessità di capire che cosa sta accadendo nel Paese, tra proteste studentesche e nuovi sussulti operai.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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