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Il Borghese

La crudeltà del nulla

Un mucchio di cenere, assi bruciate, statuette di cartapesta e di plastica trasformate in figure deformi. Del presepe per Sarah e per tutti i bambini scomparsi nel nulla, non è rimasto quasi niente. Fatta eccezione per lo sgomento di un gruppo di ragazzi, di genitori e di volontari che avevano voluto ricordare con una capanna, i pastori e il bambinello Gesù, il sacrificio di tanti, troppi loro coetanei. Capita alle porte di Torino, lungo la direttissima che immette in città, a pochi passi dal laghetto di Italia 61, sotto quella monorotaia che inneggiava al progresso nelle celebrazioni del centenario dell’Unità d’Italia, ma che – vista oggi – era poco più che  un trenino da luna park. E proprio perché si tratta di un presepio senza pretese, costruito con poche centinaia di euro raccolti tra le famiglie, l’atto vandalico, la benzina sparsa ovunque, il fuoco innescato per devastare tutto, ci sembra ancora più assurdo e carico di quella cattiveria che fa male perché è sospinta dal nulla. Anche il cartello scritto con il pennarello per ricordare la ragazzina uccisa e sepolta ad Avetrana, ma immaginiamo anche per la piccola Yara della quale ancora non si trovano tracce in quel di Brembate di Sopra, è andato distrutto. Tutto bruciato, come hanno dovuto constatare i vigili del fuoco avvisati da un volontario che ha visto il rogo consumarsi. Tutto bruciato come a voler negare drammi collettivi che ci hanno coinvolti tutti, che hanno trasformato queste bambine sconosciute in tante figlie e nipoti per le quali abbiamo trepidato e pianto. Bruciato con una scientificità che esclude il cortocircuito delle piccole lucine sistemate a illuminare la capanna e che, di fatto, conferma la tesi di un progetto criminale che sarebbe assurdo liquidare come una semplice ragazzata. Non ci piace pensare che dei ragazzi possano spingersi nella loro follia a insozzare la memoria di quelle che potrebbero essere delle loro coetanee. Che abbiano ballato attorno al fuoco che ardeva come selvaggi, fieri di una provocazione che invece, per loro, è la peggiore delle vergogne. Ci piace invece pensare che nell’epoca dei banchetti e dei gazebo che la politica ha fatto propri, strappandoli alla loro naturale funzione di piccolo commercio, qualcuno abbia pensato ad un presepe per onorare la memoria di bambini vittime della violenza degli adulti. Così il presepe per Sarah e per Yara, e per chi ha condiviso le loro sorti, ci auguriamo possa rivivere. Nei cuori, se non sulle sponde di quel laghetto che il gelo si appresta a trasformare in un triste patinoire.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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