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Il Borghese

Chi rompe paga. E poi…le busca

Chi rompe, paga. Purtroppo il vecchio detto, uno dei tanti che accompagnavano la nostra infanzia, all’oratorio e anche a scuola, sembra passato di moda. Sostituito, con arroganza, da “chi rompe la fa franca”, “chi imbratta i muri è un creativo”, “chi brucia un cassonetto è solo vivace”. La logica del buonismo a tutti costi, o anche quella, diffusissima, di “tanto paga Pantalone”. In questo clima che ci accompagna da sempre, dalla devastazione del G8 a Genova in avanti, passando per i guai causati a Torino, Milano e altrove, conforta assai che un questore la pensi diversamente e, con la pacatezza del gattone che osserva i sorcetti che fanno disastri, invece di inseguirli a pedate nel sedere (che meriterebbero assai) abbia fatto ricorso alla tecnologia e si sia fatto un archivio straordinario in cui sono raccolti tutti, o quasi, i casi di danneggiamento di negozi, banche, auto in sosta, muri dei palazzi, cassonetti in fiamme, bus, paline segnaletiche e quanto altro può aver attirato l’attenzione dei teppisti. Un filmato d’archivio? Macchè. Il questore di Torino Aldo Faraoni, con un’iniziativa che immaginiamo possa fare scuola, i filmati li ha fatti realizzare per chiedere i danni (“chi rompe paga” torna d’attualità?) a chi ha fatto il furbo. O sarebbe meglio dire alle loro famiglie, con un doppio intento: quello risarcitorio per compensare i danni subiti da istituzioni e da privati e quello educativo per spingere i papà e le mamme ad occuparsi un po’ di più di quello che fanno i loro pargoli quando escono da casa bardati come guerriglieri della notte. Chissà mai, deve essersi chiesto questo poliziotto cresciuto sul campo dell’investigazione, educato ma inflessibile, che questa chiamata di responsabilità che potrebbe innervarsi giuridicamente attraverso cause civili, non possa essere davvero educativa, visto che tocca la parte più sensibile: ossia il portafoglio? Noi pensiamo che abbia fatto centro. E magari oseremmo aggiungere che, di fronte alla prima fattura da pagare per rifondere vetri, arredi o quant’altro, anche le famiglie diciamo così più aperte, troveranno il modo di confrontarsi con i loro figlioli “vivaci” come facevano i loro padri. A suon di ceffoni.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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