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Spettacolo

I Pooh a Milano: «Pochi fronzoli e tanta musica per la nostra nuova avventura»

L’ultima volta a Milano c’era ancora Stefano D’Orazio alla batteria. Era fine settembre 2009: Roby Facchi­netti, Dodi Battaglia e Red Canzian sce ­sero dal palco con il cuore intriso di malinconia e incertezze. Un anno dopo eccoli ancora insieme nel loro habitat naturale: il concerto. Questa sera i Pooh sono al MediolanumForum di Assago con il nuovo album d’inediti “Dove co­mincia il sole” e la formazione funziona­le a questo progetto rock sinfonico con Steve Ferrone alla batteria, Ludovico Va­gnone
alle chitarre e Danilo Ballo alle tastiere.
«Pensavamo che il primo live senza Ste­fano sarebbe stato faticoso e doloroso ­raccontano i tre Pooh – e infatti sulle prime note eravamo quasi senza fiato per l’emozione. L’apnea emotiva, però, è du­rata solo pochi attimi, perché la gente ci ha accolto con un entusiasmo fantastico: la loro energia è stato uno stimolo fonda­mentale per continuare a fare musica».
La prima mezzora del concerto è intera­mente dedicata al nuovo disco: «Inizia­mo con gli undici minuti della suite “Dove comincia il sole” e il brano altret­tanto epico “L’aquila e il falco”; poi “Amica mia”, “Musica”, “Un anno in più che non hai” e il nuovo singolo “Isabel”. E dopo un saluto veloce e attacchiamo i classici con “Canterò per te” e tre ballad dedicate alle donne: è un live con pochi fronzoli e tanta musica».
La scenografia è minimale fra rocce, ghiacciai, sorgenti fatate, cascate, vulca­ni, scudi medievali e simbologie arcai­che: immagini che richiamano l’onirica “Parsifal”, creando un ponte ideale fra il loro primo capolavoro di rock sinfonico e l’anima sonora delle ultime composizio­ni.
«Gran parte del repertorio è stato moder­nizzato con nuovi arrangiamenti in linea con il nostro attuale profilo musicale. Su “Giorni infiniti” c’è un esaltante dialogo fra le chitarre di Dodi e di Vagnone; mentre Ferrone ha un assolo di un paio di minuti su “Chi fermerà la musica”; anche se il suo contributo è essenziale e ben decifrabile in tutto lo show, che dura quasi tre ore».
Il leggendario batterista Steve Ferrone, metro­nomo degli Heartbrea ­kers di Tom Perry, si è calato perfettamente nell’universo Pooh: pri­ma in studio di registra­zione per l’album “Do­ve comincia il sole” e ora dal vivo con lo scon­finato repertorio del longevo trio. «Quan­do suono la batteria in una canzone di Eric Clapton o Michael Jackson – ha spiegato il drummer britannico – so esat­tamente come devo comportarmi; invece i brani dei Pooh sono più imprevedibi­li ».
In concerto è ancora più evidente la ritrovata gioia di suonare di Roby, Dodi e Red, che alternano suoni scolpiti nella roccia ad armonie più melodiche. Un con­certo musicalmente multicolore: dalle strumentali “La gab­bi a” e ” Viv a” fi no all’enfasi rock-prog di “Il tempo, una donna, la città”, un’altra lunga suite di undici minuti incisa nel 1975 e mai eseguita dal vivo. «È una rarità live anche “Quando una lei va via”, che non canta­vamo da tanto tempo. In un altro momen­to noi tre restiamo soli in scena e cantia­mo alcuni brani a cappella; poi facciamo “Uomini soli” in chiave acustica».
Atmosfera unplugged anche per i primi bis. «Dopo l’assolo di Steve sul finale di “Chi fermerà la musica, usciamo e rien­triamo tutti con chitarre acustiche e Fer­rone al tamburello. Facciamo un medley di una decina di brani, fra cui “Pensiero”, “Piccola Katy”, “Tanta voglia di lei”, “Noi due nel mondo e nell’anima”, “Pronto buongiorno è la sveglia” e “Notte a sorpresa”. Il live si chiude come il disco con “Questo sono io”, perché questa can­zone è il manifesto dei Pooh oggi».
D’Orazio ha scherzato sull’arrivo di Fer­rone: «Ha la mia stessa età e il mio stesso nome, però suona molto meglio di me». L’ex batterista non ha ancora visto i nuovi Pooh dal vivo, ma ha ascoltato il primo disco senza lui… «E gli è piaciuto mol­to ».
Si comincia alle 21, biglietti da 63,25 a 40,25 euro.

Luca Benedetti 
 

 

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