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Il Borghese

Non condannate l’indifferenza

Oggi voglio provare a difendere ciò che per altri sarà indifendibile. Nello specifico, l’indifferenza e l’abulia della gente.
Ecco lo scenario: un supermercato di quartiere affollato, gente alla cassa che riempie le borse della spesa, che paga, che aspetta il proprio turno; arrivano due individui mascherati, uno ha in mano un’arma, si avvicinano alla cassa e prendono il denaro; la telecamera di sorveglianda documenta tutto impietosamente, a cominciare dal malcapitato che dopo qualche secondo realizza quanto sta accadendo ma rimane lì, impietrito, a chiedersi cosa sia meglio fare; e poi la signora in primo piano, che riempie indefessa la sua borsa, comprendendo quanto accaduto solo quando un’altra signora la riscuote. Nel frattempo, la cassiera è tornata al solito lavoro, nell’attesa che arrivino i carabinieri.
Mi aspetto, davanti alla visione di questo filmato, la carica dei moralisti che tacceranno di indifferenza tutti quanti non hanno urlato come aquile alla vista dei banditi, che non hanno tentato magari una fuga – e per cosa, per rischiare di prendersi un pugno, un calcio o qualcosa di peggio dai rapinatori? -, che non hanno usato i telefonini per chiedere aiuto – al che si veda l’obiezione di prima – e consentire l’immediato intervento delle forze dell’ordine. Concentriamoci su questo interrogativo: ciascuno di noi, cosa avrebbe fatto al loro posto? Siamo davvero sicuri di conoscerci al punto da immaginare la reazione che avremmo in situazioni al limite e, di conseguenza, siamo in grado di giudicare gli altri? Una riflessione che vi prego di estendere ben al di là dell’aspetto di cronaca e anche del caso specifico. È vero, quel filmato, quelle immagini allibiscono perché documentano l’assoluta normalità della criminalità nelle nostre vite. Se ci pensate è agghiacciante: non ci si stupisce, non ci si spaventa perché certa criminalità è diventata normale, famigliare. Ma di chi è la colpa? Non certo solo di questi poveri diavoli che vediamo scorrere sullo schermo. Resistiamo, allora, alla tentazione di giudicare, di credere che davvero l’intera esistenza sia un reality show e che dunque qualunque cosa passi su un video possa essere votata, premiata, rifiutata o eliminata con il minimo sforzo. Alle volte su uno schermo passa anche la vita vera. E se ci indispone, ci scandalizza, ci infastidisce, è soltanto perché documenta con troppa fedeltà quelle che sono anche le nostre mancanze.
andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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