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Il Borghese

La maggioranza subisce e tace

L’eskimo torna di moda, come le uova marce, i cubetti di porfido, gli sputi alla polizia, le processioni armate, le occupazioni di scuole e università, i sit-in sui binari. Insomma il casino fine a se stesso dove una minoranza fa la voce grossa e la maggioranza subisce i malanni della scuola di casa nostra che è la peggiore d’Europa (e non solo) per tutta una serie di motivi che è buffonesco addebitare tutti alla signora ministra Gelmini. Senza soffermarsi sulle scelte dannate del passato che hanno regalato all’istruzione nel suo complesso il peggio del peggio, facendone un contenitore di posti di lavoro a ufo, di privilegi e di concessioni. Dalle elementari all’università. E che oggi ci ritroviamo sul gobbo senza poterci permettere di dire ad uno studente che è uno zuccone perchè passa il pomeriggio alla play station invece che sui libri, o ad un ricercatore che se fallisce il suo compito, insomma se la ricerca la fa al bar, è logico che perda il posto. Risultato, il casino. Non per migliorare un esistente che è penoso, ma per non perdere quello che i governi del “posto assicurato” hanno consentito. Con il contorno dei professionisti della guerriglia, sempre gli stessi, sempre più addestrati a sfasciare, sempre più impuniti (perchè, lo dice un magistrato, non sono violenti, ma vivaci…) che saltabeccano qua e là, dalle manifestazioni contro la Tav, alla scuola, dall’immigrazione clandestina alle partite di calcio. Sempre loro, sempre uguali a se stessi. Pochi o tanti che siano, il casino non cambia, nè a Torino, nè a Milano, nè altrove. Due striscioni e un po’ di bastoni fanno il gioco. Basta avere, vigliaccamente, il viso coperto dai passamontagna. E vigili urbani e polizia corrono a bloccare le strade, imbottigliano gli automobilisti che tornano dal lavoro, e poi sono costretti ad assistere al blocco delle stazioni ferroviarie dove a pagare sono sempre i pendolari. Siamo tornati all’okkupazione di vecchia memoria, e la storia tristemente si ripete con la maggioranza silenziosa che ingoia veleno e non reagisce. Nè per rivendicare il diritto allo studio che siamo convinti interessi la maggioranza di studenti e professori, nè per dire basta alle violenze in strada e in stazione. Un male italiano di vecchia data quello di accettare sempre l’imposizione altrui, specie se accompagnata dalla minaccia di un bastone, come del resto lo è la rassicurante convinzione che esista sempre una giustificazione ai propri fallimenti personali, anche se a 35 anni si è ancora fermi a qualche esame dalla laurea. Un lettore che da come scrive fa capire che l’università l’ha frequentata seriamente, suggerisce una soluzione salomonica. «Sarebbe opportuna – scrive -una legge dove davvero, democraticamente, ciascuno possa esprimere le proprie opinioni, un corteo dei pro e uno dei contro». Magari, aggiungiamo noi, senza far danni a chi lavora seriamente e vuole solo tornarsene a casa. Ma sappiamo che si tratta di utopie: l’okkupazione è una pratica riservata a chi non bolla la cartolina tutte le mattine. L’eskimo, si sa, non si indossa sulla tuta da lavoro. Non sarebbe fashion.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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