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Il Borghese

Mors tua vita mea

Vi racconto la storia di Franca. Una storia di povertà moderna, che ha a che fare con la crisi, con il credito rapace, con gli speculatori appoggiati allo stipite di casa come avvoltoi. Franca ha scritto su un foglio di quaderno il suo urlo di disperazione e di dignità, raccontando come ha perso sogni e speranze per un “rosso” di settemila euro in banca. Un debito che ha scatenato una reazione a catena che si è fermata soltanto quando la casa è stata pignorata, proprio mentre i lavori per trasformarla in una residenza per anziani erano quasi terminati. Cancellate le aspirazioni, azzerata quella che avrebbe dovuto essere la fonte principale di reddito,  Franca si è ritrovata sulle spalle il marchio indelebile di “cattivo pagatore”. Una gogna per chi cerca credito, o peggio ancora, una maledizione. La casa adesso è all’asta e lei è alla ricerca disperata di aiuto. I settemila euro non bastano più, ne servono 105mila per ricomprare quello che era già suo. Una storia che ne ricalca tante altre in questa stagione dove la crisi ha reso famigliari parole che prima si sussurravano a mezza bocca, con timore e fastidio. Parole come pignorati, protestati. E poi, sgranando questo rosario, usurati e, in ossequio ai nuovi esattori con patente di Stato, ganasciati. Solo vent’anni fa sarebbe stato impensabile che una contravvenzione non pagata potesse segnarti la vita e moltiplicarsi nel suo valore fino a intaccare quel poco che si era costruito. O che un rosso in banca potesse portarti alla rovina, invece che trovare dall’altra parte dello sportello quello che era consuetudine, come un “piano di rientro”, termine tecnico per indicare una semplice rateizzazione. Ebbene la crisi ha reso normali queste categorie di cittadini i quali, se volessero riunirsi, oggi potrebbero eleggere un sindaco o forse addirittura un Presidente del Consiglio. Sarebbero i tribuni di un popolo disperato che ogni giorno si arricchisce di nuove unità, in nome di una crisi che è diventata sinonimo di aridità di cuore e di portafoglio. Certo, ci fanno notare, tra pignorati e ganasciati si nascondono anche gli evasori e i furbetti. Chi considera la partita Iva un gioco da non praticare e chi usa i libri dei corrispettivi per accendere il caminetto. Ma come sempre è questione di percentuali e anche di discernimento dell’esattore. Peccato che alla crisi che soffia venti gelidi si sia accostata la freddezza dei rapporti che oggi sono regolati dalla memoria di un computer. Un calcolatore che non è tenuto a sapere che Franca ha lavorato una vita, mentre un Giovanni qualsiasi non ha mai pagato una lira di tasse. Entrambi sono ridotti a numeri, accomunati dalla gogna del “cattivo pagatore” e perseguitati. L’una a torto, l’altro a ragione. La vittima e il vero colpevole sono uguali di fronte al tribunale della crisi, quello dove si applica un’unica legge: mors tua, vita mea.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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