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Il Borghese

Il Tav in Prima Linea

In fondo ce li ritroviamo sempre tra i piedi i cattivi maestri che predicano con il bastone e ribadiscono i concetti con le molotov. O anche peggio. Tra gli studenti che si muovono in corteo con l’allegria di chi va ad una festa ma cercano di prendere coscienza di un futuro che non sarà roseo neppure a scuola, tra i presidi degli operai, pronti ad accendere quei falò di rabbia che basterebbe il buonsenso a spegnere, nel disagio che emerge tra gli extracomunitari che hanno imparato in fretta come si cattura l’attenzione delle telecamere scalando un tetto o la gru di un grande cantiere. E ai piedi della montagna dove il treno del futuro ha diviso la  popolazione della Valle di Susa. E’ accaduto in passato quando la contestazione al progetto si è trasformata in battaglia, è capitato di nuovo ieri quando i carabinieri sono andati a sequestrare un fortino No Tav costruito proprio dove si dovrebbe cominciare a scavare la galleria di Chiomonte. E si sono trovati davanti qualcuno che in passato ha abbracciato la lotta armata allo Stato, con tutto quello che ne consegue. Non uno a caso, ma Stefano Milanesi, ex militante di Prima Linea negli anni ’70 e membro di quella colonna che in Valle fece danni forse dimenticati troppo frettolosamente. Una colonna che è ancora in marcia, tutt’altro che indebolita dal passare degli anni, e proprio in quel territorio per il quale ieri il Governo ha trovato i soldi per cominciare a scavare. Senza voler immaginare il peggio non ci pare casuale che nel fortino, a costruire muri e barriere da opporre a chi sarà chiamato a lavorare alla prima galleria, ci fosse uno che la sa lunga su certi sistemi, accompagnato da altri galantuomini assai pratici di scontri di piazza. A confermare, per altro, vecchie consuetudini, visto che la presenza di ex terroristi nel movimento No Tav non è comunque una novità. Milanesi era già stato segnalato più volte in Valle, tanto che di lui nel 2005 parlò anche l’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu rimarcando l’antica (e ritrovata) amicizia con Marco Fagiano, reduce pure lui dell’esperienza nella colonna eversiva di Prima linea. Cinque anni dopo siamo punto e a capo. Proprio nel momento in cui la protesta ad oltranza potrebbe costarci carissima con nuovi tagli sui finanziamenti comunitari tornano a predicare, o peggio, i cattivi maestri. E ciò nonostante il progetto della Torino-Lione, uscito dall’Osservatorio, sia completamente diverso da quello originario e accolga le esigenze ambientali e di sviluppo della Valle. Suona, ci auguriamo non sottovalutato, l’ennesimo campanello di allarme. E la notte scende sulla montagna con ombre cupe che ricordano troppo da vicino i mai dimenticati anni di piombo.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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