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Torino, il corteo dei 20mila: disagi e occupazioni in nome della scuola

 Decine di scuole superiori in agitazione, tra assemblee, autogestioni e occupazioni. Porta Nuova bloccata per ore e palazzo Campana che, dopo la storica occupazione del ’67, torna in mano agli universitari e non solo simbolicamente. Anche il D’Azeglio ha vissuto la stessa sorte, con gli studenti che hanno passato la notte nelle aule.
«Qui siamo e qui restiamo», diceva­no quelli del Campana. Se non sa­ranno sgomberati prima, almeno fi­no al prossimo giovedì. Data prevista per l’approvazione del disegno di legge di cui chiedono il ritiro «senza condizioni». Con la promessa di tor­nare in piazza già dal giorno dopo e, nel frattempo, realizzare un corposo blocco della didattica. «Il diritto ad essere ascoltati» è quanto rivendica­no. «Essendoci negato, non ci rima­ne che operare un ricatto, sul piano politico e sociale».
Il primo comunicato firmato dagli studenti recita testuale, salutando come un successo i cortei che hanno portato in piazza tra le 15 e le 20mila persone nella giornata mondiale di mobilitazio­ne per il diritto allo studio, contro i tagli all’istruzione e la riforma Gel­mini. Due le manifestazioni princi­pali a Torino, quella degli studenti delle superiori e degli universitari, partite rispettivamente da piazza Ar­barello e Palazzo Nuovo, animate da diversi fuori programma tra cui l’oc­cupazione della stazione. Un’azione non certo studiata a tavolino. Il pri­mo tentativo di prenderla d’assalto, infatti, è stato tamponato appena in tempo dalle forze dell’ordine bloc­cando le porte, mentre gli studenti cambiavano strategia passando dai sotterranei della metropolitana.

L’articolo di Enrico Romanetto e altri particolari su CronacaQui in edicola in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta il 18 novembre 2010
 

 

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