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Il Borghese

Delega alla cortesia

Il potere delle immagini. Di una fotografia, di un filmato, di un semplice fotogramma avulso dal suo contesto. Quel potere a cui si aggrappano gli arruffapopoli o i demagoghi per servirci la loro pietanza insipida e ammantata di indignato moralismo. Così basta che un giovane porga un portacenere ad un uomo più anziano che considera probabilmente come un secondo padre, per raccogliere la cenere di un sigaro che non avrebbe dovuto essere acceso, ed ecco che scatta l’accusa: il giovane è un paggio, peggio un lacchè. Capita che l’accusa ricada su un giovanotto che non è uno qualsiasi, ma il presidente, anzi il Governatore, che i piemontesi hanno scelto come guida. E che nemmeno l’anziano sia uno qualsiasi, ma Umberto Bossi, il Senatur, meglio ancora il condottiero della Lega. E che quel portacenere sia invece un gesto d’affetto. Come avremmo potuto farlo, come desiderei ancora farlo io che non posso più, con mio padre. Che i sigari li fumava pure lui, benedetto uomo, fino a bruciarsi i polmoni. Sarà per questo forse che quella foto commentata così acidamente, mi intenerisce. Per l’espressione del capo e per quella, genuinamente serena, del suo discepolo. Che male c’è, che cosa c’entra la politica, che cosa ne sappiamo di come si sarebbero comportati Cavour o magari Garibaldi che ai sigari ha persino prestato il proprio nome. Anzi, parliamo di Garibaldi, di quando era a Caprera, malconcio certo più di Bossi, inchiodato su una seggiola con accanto i suoi fidi. E parliamo di quelle storie che abbiamo letto sui banchi di scuola, dell’eroe dei Due Mondi, malato e stanco ai quali le sue camicie rosse porgevano il loro omaggio. Qualcuno ha visto in questa immagine un segno di debolezza e una ossequienza fuori luogo, peggio ha segnato una nota sul diario di un presidente in trasferta lontano dalla sua terra, come se una alluvione come quella del Veneto non meritasse anche la mano tesa del Piemonte. Come se Cota fosse in gita scolastica e non a vedere con i propri occhi la devastazione e il martirio dell’acqua. Dunque, senza piaggerie leghiste, ma anche senza sfruttare la forza di quell’immagine che tanto stimola la propaganda, perchè non proviamo a contestualizzarlo, quel fotogramma? E a pensare che in quel gesto, in fondo, c’è un po’ del nostro essere piemontesi. Con quel gesto, e in quel luogo, dimostriamo anche che noi non ci tiriamo indietro. Che se c’è da spalare o da aiutare qualcuno ci siamo. E infine, benedetto Iddio, che c’è di male nell’offrire un portacenere a qualcuno, o magari un bicchiere d’acqua? Preferiamo ancora la cortesia alla paludata etichetta dei palazzi del potere.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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