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Il Borghese

La finestra sul cortile

Tentiamo una rassegna stampa della giornata. In primo piano il Veneto squassato dal maltempo, la visita di Bossi e Berlusconi, le richieste del governatore Zaia («prima dovete dare i soldi a noi, Pompei viene dopo…»), poi Fini che vota con il Pd e manda sotto la maggioranza e fa gongolare Bersani, Franceschini e compagni. Una giornata normale senza escort, scandali, case di Montecarlo, onorevoli in odore di manette? Macchè. Anche oggi siamo costretti a fare i guardoni sotto le lenzuola altrui. Terza notizia, prima ancora del maxiemendamento che il governo dovrebbe presentare domani per trovare i fondi per università, ammortizzatori sociali e missioni all’estero, spuntano  Noemi Letizia e Ruby Rubacuori. Le girl dell’anno. Una contro l’altra, anzi Noemi contro Ruby che avrebbe osato accusarla di essere stata ad Arcore, invitata a quelle cene e dopocene con cui sono state apparecchiate le prime pagine di tutti (o quasi) i giornali. Ma chissenefrega, ci viene da urlare. Chissenefrega del compleanno di Noemi, delle sue tette rifatte (esempio lodevole per qualunque diciottenne) e delle sue trasferte con mamma e papà. E chissenefrega di Ruby Rubacuori che paragona Berlusconi alla Caritas e sventola bigliettoni da cinquecento euro davanti ad una telecamera. Frega a molti, evidentemente se la notizia, diciamo così, “sale” e occupa le prime pagine, finisce in uno scoop di una notissima rivista femminile (o maschile, visti i sondaggi) e trascina all’onore delle cronache persino la consigliera regionale Minetti, ex igienista dentale che (sic) arriva imbronciata in consiglio regionale e si trincera dietro il silenzio stampa. Cioè implora di parlare di lei. E ci riesce, come da copione. E’ l’effetto “finestra sul cortile”, spiega il mio amico Meluzzi psichiatra televisivo che ha inventato le interviste sul lettino d’analisi. Distendendo, si fa per dire, una grossa schiera di bellone infelici o presunte tali. La sindrome della tapparella dietro la quale nascondersi per scrutare una lite in strada, un bacio rubato o una scena di sodomia. Perché il peggio, spiega, si annida dentro ognuno di noi e siamo golosi di scoprirlo il peggio, di centellinarlo parola per parola, fotogramma per fotogramma. Così il chissenefrega finisce nel cestino e si fa il titolo. Noi, come gli altri. Il lettore è padrone. E sesso e soldi fanno parte di quelle tre “esse” (non dimentichiamo il sangue!) che sono ingredienti primari con cui impastare i giornali dalla notte dei tempi. Così saltabecchiamo da Ruby a Sarah Scazzi, alla povera Marina, madre ammazzata per gelosia e per chissà quali altri inconfessabili motivi. E il paese reale, quello che sfugge alle fiction? Ci scorre davanti agli occhi con drammi minuti, disoccupazione, precari, anziani soli, malasanità, corruzione. Ma fa notizia? La finestra sul cortile resta chiusa. Meglio scrutare sotto le lenzuola altrui aspettando, come si fa al circo, che l’acrobata cada, per fare entrare i clown.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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