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Il Borghese

Troppi fantasmi senza giustizia

Sepolta sotto mezzo metro di terra, sul retro della casa della sua assassina. Rannicchiata su se stessa, con un sacchetto di plastica a racchiuderne il capo. L’hanno trovata così Marina Patriti, la mamma di Bruino, popoloso centro perso tra le nebbie della campagna torinese, scomparsa il 18 febbraio scorso. Peggio: rapita, narcotizzata, costretta a scrivere una tragica lettera d’addio ai figli, e poi uccisa, soffocata come si fa con i mafiosi che tradiscono in carcere. Una storia terribile di gelosia e di violenza, dove una donna piantata dall’amante decide di vendicarsi sulla moglie che ha avuto il coraggio di perdonare e di ricominciare. Una storia in cui si uccide per niente o quasi, dove il quasi sta per qualche migliaio di euro che, a giudicare dal numero dei complici arrestati, finiscono per essere poche centinaia a testa. Una mancia, o poco più. Una storia terribile per come si è consumata, per il tempo interminabile trascorso dalla scomparsa all’arresto dei colpevoli, ma anche perché proietta ombre drammatiche sul calvario di tante, troppe persone scomparse più o meno nel nulla. Giovani e anziani, madri e ragazzi. Esistenze che si sono interrotte in un giorno qualsiasi per trasformarsi in fantasmi lasciando dietro di loro solo angoscia, dolore, disperazione. E speranza. Come per Marina, alle spalle di molti di loro ci sono misteri fitti e inestricabili, lettere consumate a forza di essere rilette, messaggi a volte ambigui, indagini difficili se non impossibili dove solo la tenacia e il fiuto degli investigatori possono fare la differenza. E soprattutto ci sono casi in cui esistenze all’onore del mondo e unioni apparentemente inossidabili si sono spezzate senza preavviso. Le associazioni che da anni si occupano di dare sostegno alle famiglie di chi è svanito nel nulla, offrono dati che devono fare riflettere: 1.523 le persone ufficialmente scomparse nel solo Piemonte, oltre 100 nella città di Torino. Dati che possono essere letti con il moltiplicatore per quanto riguarda le altre regioni. Come se una cittadina popolosa come Asti, Biella o Busto Arsizio fosse stata cancellata, azzerata nel lavoro e nelle esistenze dei propri cittadini. Un quadro inquietante di fantasmi tenuti in vita solo dalla speranza che un giorno, uno qualsiasi, possano tornare là da dove erano scomparsi. Vivi, anche se segnati dal tempo che è passato. Un’illusione che ha tenuto viva, almeno per i suoi cari, la povera Marina. E che poi si è infranta su quella fossa scavata con lucida determinazione dai suoi assassini. Deve far riflettere, nel rincorrersi delle notizie su questo delitto, il silenzio che ha accompagnato i lunghi mesi della sua scomparsa e che in qualche modo hanno fatto immaginare ai criminali di averla fatta franca. Il che può far supporre che esista un tempo, peggio una soglia temporale oltre la quale la possibilità di rendere giustizia ad una vittima si assottigli fino a vanificarsi. Anche per questo da più parti si chiede una rilettura dei casi che riguardano le persone scomparse che impegni maggiormente le forze dell’ordine nelle ricerche. E anche l’approvazione di un disegno di legge che da tre legislature giace in Parlamento, affinchè queste vittime non siano fantasmi con tanto di visto delle istituzioni.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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