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Defilippis, addio al “cit” del ciclismo

Nino Defilippis ci ha la­sciato. Fu la più giovane ma­glia rosa della storia e il diret­tore di Tuttosport ” C arlin” Bergoglio lo soprannominò il “Cit”, il ragazzo. È scomparso a 78 anni, dopo una lunga malattia, e con lui se ne va un protagonista del ciclismo a cavallo fra gli anni ’50 e ’60. Proprio con un “Bravo Cit” si complimentò con lui Fausto Coppi, quando solo 20enne s’impose a Cuneo nella tappa del suo Giro d’esordio. Il cam­pione torinese fu professioni­sta dal 1952 al 1964 con i colori di Legnano, Torpado, Bianchi, Carpano e Ibac e ot­tenne 58 vittorie, con dieci tappe al Giro, sette al Tour de France, due campionati italia­ni (’60 e ‘62), il Giro di Lom­bardia del ’58, due Tre Valli Varesine, due Giri del Pie­monte e altrettanti Giri dell’Emilia e del Lazio. Nel ‘’61 fu secondo al Mondiale di Berna, dietro al belga Van Looy, e al Giro delle Fiandre, beffato dal vento e dall’ingle­se Simpson. «Quelli come lui – spiega Roc­co Marchegiano, presidente del Comitato Piemontese del­la FCI, – sono uomini insosti­tuibili, che passano diretta­mente nella storia. Personaggi che hanno successo in quello che fanno anche per la loro unicità. Sarebbe bello intro­durre un premio in sua memo­ria. La prossima settimana avremo un consiglio straordi­nario e ne parleremo». Con Defilippis condivise tre sta­gioni professionistiche Fran­co Balmamion, due delle qua­li nella stessa squadra, la Car­pano. Indimenticabile quanto accadde nella corsa rosa del 1962, quando Nino era il capi­tano e sperava nel successo finale. «In realtà i giornali ci giocarono – afferma Balma­mion – perché noi non litigam­mo. Avevo conquistato il pri­mato nella tappa che arrivava a Casale e lui se la prese un po’. Aveva un carattere impul­sivo. Tornò a Torino e andò a cena con la sua futura moglie Giacinta. Il ds Giacotto lo con­vinse a rientrare in gara. Ri­manemmo amici e lo siamo sempre stati». Memorie targate Carpano ac­comunano il “Cit” anche a Ita­lo Zilioli, il più giovane del grande terzetto subalpino di quel periodo. « Tra di noi c’erano nove anni di differen­za. Lo conobbi quando fui as­sunto nel 1960 dal signor Gia­cotto. Nel ’62 passai profes­sionista e fu Nino a svezzarmi. Avevo un problema a un gi­nocchio e telefonava sempre al medico per avere notizie sulle mie condizioni. Fu an­che il mio ct in Nazionale. Era il 1973 e a Barcellona Felice Gimondi si aggiudicò il Mon­diale ». Al dolore di tutti gli appassionati si unisce quello dell’amico d’infanzia Renzo Cerruti, che poco tempo fa or­ganizzò una manifestazione al Circolo Costa, premiandolo forse per l’ultima volta con una targa a ricordo delle sue imprese sportive. I funerali di Nino Defilippis saranno cele­brati domani, alle ore 10 nella Chiesa Madonna del Rosario, in piazza Giovanni dalle Ban­de Nere 20, preceduti dal ro­sario di questa sera alle 18. Roberto Levi

 

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