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Avvocato torinese ucciso in Kenya: aveva il cranio fracassato

Era morto da cinque o sei mesi, ma nessuno se n’era accorto. Vladimiro Rosiel­lo, 50 anni, avvocato iscritto al Foro di Torino, aveva la testa fracassata e giaceva inerme accanto al letto nella sua villa vicino a Malindi, in Kenya. L’allarme lo han­no dato i parenti in Italia, insospettiti dal lungo silen­zio. Secondo la polizia, l’ipotesi più probabile sa­rebbe una rapina finita ma­le. A giorni, comunque, si conosceranno gli esiti dell’autopsia. Il cadavere in avanzato stato di decomposizione, il cra­nio fracassato, un coltello vicino al letto. Il corpo sen­za vita del legale torinese, in realtà nato a Foggia nel lon­tano 1960, è stato scoperto in una villa sulla strada tra Malindi e Mombasa. Rosiel­lo abitava lì ormai da qual­che anno, da quando, nel 2003, era arrivato per la pri­ma volta in Kenya con un permesso di soggiorno turi­stico valido per sei mesi. Scaduto il permesso, Ro­siello ha continuato a vivere in quella villa tra Malindi e Mombasa. Una scelta, que­sta, che gli è pure costata il carcere e l’espulsione. Suc­cede nel 2009, quando vie­ne chiamato a giudizio: ma lui si difende dicendo che è una persona molto impe­gnata, che lavora in varie organizzazioni caritative, e che per questo ha poco tem­po per rinnovare i docu­menti. Documenti che ven­gono rinnovati solo di tanto in tanto.Rosiello viene descritto co­me una persona solitaria, senza amici, moglie o fidan­zata. Senza servitù all’inter­no della villa, senza alcun contatto con il mondo ester­no. I vicini lo dipingono come una persona che a vol­te aveva comportamenti “strani”: qualcuno, infatti, ricorda che dalla sua villa, ogni tanto, si sentivano ru­mori e lamenti, come se qualcuno stesse piangendo. A Malindi lo si vedeva po­co, a volte in qualche bar. Passaggi fugaci. Poi tornava nella propria villa lungo la strada tra Malindi e Mom­basa. Sembrava una perso­na “in fuga”, Rosiello. In fuga da qualcosa o qualcu­no. Ma forse non era così, probabilmente non era così. Pare anche che volesse co­struire un albergo tra Malin­di e Watamu: un luogo, que­sto, poco adatto però a un’iniziativa di tipo turisti­co. Rosiello non aveva alcun contatto con l’Italia, se non attraverso un avvocato che parlava spesso con il fratel­lo. Ed è proprio il lungo silenzio che ha insospettito i familiari. Lunedì la verifi­ca in casa. E l’atroce scoper­ta.

 

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