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Presidio davanti al Cie: il quartiere contro gli anarchici: «Qui ormai è impossibile vivere»

È da giorni ormai che il presidio degli anarchici di fronte al Cie di corso Brunelle­schi va avanti e, com’era prevedibile, la pa­zienza dei residenti si sta assottigliando sem­pre più. Ieri i bonghi degli squatter suonava­no per Sabri, un tunisino prossimo al rimpa­trio, che da lunedì pomeriggio sta sul tetto della sezione viola del Cie – quella riservata alle donne, ma che ora ospita anche gli uomi­ni dopo la distruzione della sezione bianca durante la rivolta di mercoledì scorso – in segno di protesta. La rabbia dei residenti non è indirizzata verso la protesta in sé, piuttosto verso i modi in cui questa viene portata avanti: tamburi, bonghi, stereo con musica a palla, per non parlare poi dei martelli battuti contro i pali della luce e delle scritte spray sui muri. Una situazione che senza mezzi termini sta letteralmente facendo infuriare chi abita dalle parti del Cie. «Lunedì hanno suonato i tamburi fino alle 11 di sera – racconta Andrea, che abita proprio di fronte al Cie – poi è arrivata una pattuglia della polizia che ha cercato di farli smettere. In un primo momento sembrava che se ne fossero andati, ma intorno alle due del mattino erano di nuovo qua sotto a fare rumore. È una cosa inaccettabile, perché devono disturbare il sonno di chi abita qui, che diritto hanno di farlo?». Sulla medesima falsariga le parole di Vito Scaccia, anche lui ha un alloggio vista Cie: «Nessuno mette in discussione il diritto a manifestare, ma la protesta deve essere civile e le regole devono valere per tutti. Mia moglie si sveglia alle cinque del mattino per andare a lavoro, questi signori che suonano i tamburi dovrebbero tener conto di questo. Se conti­nua così, prima o poi il quartiere scenderà in strada a insegnare l’educazione a questi gen­tiluomini». Anche i commercianti della zona si lamenta­no del presidio degli anarchici: i blocchi stradali e le bombe carta di certo non aiutano gli affari. Addirittura il titolare di un negozio di alimentari della zona è stato rimproverato da una squatter belga per non aver aderito alla protesta. In ogni caso il presidio anarchico rimane, così come radio blackout, alla quale il comune ha rinnovato la concessione dei locali di via Cecchi fino al giugno 2014, con un aumento del canone annuo del 50%.[th.p.]

 

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