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SOVRACUP TORINO: EUTANASIA DI UN SERVIZIO PUBBLICO Presidio in Piazza Castello contro i tagli e la privatizzazione

“Il Sovracup non è Cosa Nostra ma è cosa pubblica” così recitava giovedì 17 giugno uno dei cartelloni affissi dai lavoratori precari del Sovracup (call center unificato per la prenotazione di prestazioni sanitarie) di fronte alla Prefettura di Torino, dove alle 16 ha avuto inizio l’incontro fra il consorzio Diamante, il sindacato Filcams, l’Asl TO1 e tre rappresentanti dei lavoratori (grande assente la Regione Piemonte). All’ordine del giorno i tagli al personale e i nuovi contratti per i lavoratori confermati proposti dalla società consortile vincitrice nel novembre 2009 della gara d’appalto indetta dall’Asl TO1.

Attualmente il Sovracup della Regione Piemonte gestisce le prenotazioni delle prime visite e degli esami diagnostici presso tutte le Asl e i presidi ospedalieri di Torino più le Asl di Pinerolo, Ivrea, Collegno, Chivasso, Caselle T.se, San Luigi di Orbassano, con un organico a disposizione inizialmente di circa settanta operatori ridottosi ad oggi a cinquantotto.

Dal primo luglio il servizio sarà quindi gestito da un pool di aziende che si occupa tra le altre cose anche di pulizie, disinfestazione e deratizzazione, facchinaggio, guardiania non armata, reception, logistica e manutenzione aree verdi. Il consorzio ha posto come necessaria la riduzione dell’attuale personale a trentasei operatori, più altri sei ai quali saranno assegnate mansioni diverse a quelle del call center.

Questo sostanzioso taglio sarà giustificato dell’esubero di personale che deriverà teoricamente dall’adozione del limite massimo di tempo per chiamata di due minuti, seguendo il principio secondo il quale se le chiamate dureranno la metà, per prendere lo stesso numero di prenotazioni, saranno sufficienti meno operatori.

Questo tipo di scelta pratica però nasconde un disservizio per gli utenti che si ritroveranno a dover fornire i propri dati anagrafici, leggere la richiesta sanitaria, il numero dell’impegnativa e la data di emissione della stessa, scegliere la struttura sanitaria e la data dell’appuntamento in soli due minuti scaduti i quali l’operatore dovrà obbligatoriamente terminare la chiamata per evitare di incorrere in sanzioni e richiami poiché, come previsto dall’accordo, l’Asl non liquiderà al consorzio le chiamate che avranno sforato suddetta soglia. Gli utenti saranno quindi costretti a richiamare nuovamente il numero, che è a pagamento dai cellulari e gratuito dai fissi dopo il primo scatto, nella speranza di essere più veloci e di non imbattersi in problemi che difficilmente potranno essere risolti in un tempo così limitato.

Con questo “ritmo” il call center, sempre a partire dal primo luglio, dovrà gestire anche le prenotazioni per Prevenzione Serena (programma di diagnosi precoce dei tumori del seno e del collo dell’utero), per le vaccinazioni, il servizio mail e quello di disdetta automatica degli appuntamenti.

Il sindacato Filcams, che da febbraio è entrato nella disputa per salvaguardare i lavoratori, al tavolo ha proposto l’assunzione di tutti i dipendenti da parte dell’azienda appaltatrice suggerendo una possibile soluzione per eliminare l’esubero creatosi con il nuovo limite dei due minuti: aumentare la mole di lavoro ampliando la copertura del servizio a tutte le prenotazioni di quegli ospedali come le Molinette, il Mauriziano, il Sant’Anna, il Gradenigo per i quali attualmente possono essere effettuate solo per alcune prestazioni mediche.

L’incontro si è concluso alle ore 18 raggiungendo un primo accordo che dovrà però essere ridiscusso ed eventualmente confermato mercoledì 23 nel secondo confronto tra sindacato, lavoratori e Diamante. I termini dello stesso prevedono l’assunzione da parte dell’azienda consortile di altri quattro/cinque operatori, riducendo però così il lavoro dei trentasei già confermati da venti ore settimanali a diciotto. Tutti saranno inquadrati con il contratto CCNL multiservizi fortemente peggiorativo rispetto a quello attuale sia dal punto di vista economico (lo stipendio verrà decurtato di un terzo abbondante) che per le scarne garanzie a tutela dei diritti dei lavoratori. Per i non confermati è stato concordato altresì l’impegno dell’azienda di farli assumere da un’agenzia interinale per mansioni diverse dal call center.

Una magra consolazione per i precari del Sovracup dopo un pomeriggio trascorso a presidiare Piazza Castello di fronte alla Prefettura e a fare volantinaggio per sensibilizzare i torinesi riguardo la loro situazione.

L’attuale accordo, se verrà adottato definitivamente, non salvaguarda dai rischi derivanti dalla gestione di un servizio pubblico così peculiare da parte di un operatore privato che per sua natura persegue il fine del profitto economico e potrà quindi comportare l’inefficienza dello stesso. Una possibile disfunzione è facilmente prevedibile se teniamo conto che il servizio gestito con questo nuovo metodo dovrà risponde ad un pubblico estremamente eterogeneo che comprende altresì anziani, stranieri e disabili.

Vanessa Sartori

 

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