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Bresso vuole votare di nuovo. E Cota si dimette da deputato

Con tutta probabilità Roberto Cota rassegnerà domani le dimissioni dalla Camera dei deputati per restare governatore del Piemonte. Un’indiscrezione che, secondo gli ambienti vicini al presidente della Regione, funge da conferma del fatto che Cota non abbia paura dei ricorsi elettorali presentati dal centrosinistra. Il gesto metterà così fine alla querelle sull’incompatibilità del doppio ruolo di Cota sollevata nelle ultime settimane principalmente da Pd e Radicali. Questi ultimi hanno presentato nei giorni scorsi una “azione popolare” contro Cota e contro l’altro leghista Gianluca Buonanno (ricorso che in pratica obbliga gli interessati ad optare entro dieci giorni dalla notifica).L’esponente della Valsesia, come per altro era previsto, ha scelto di restare in Parlamento lasciando Palazzo Lascaris. Il governatore invece resterà a piazza Castello, nonostante le polemiche e la crescente convinzione negli avversari – anche nel prima scettico Pd – di poter vincere in Tribunale e ribaltare il risultato delle regionali di marzo.Ieri l’ex presidente Mercedes Bresso ha scritto un nuovo, sorprendente, capitolo sulla vicenda. Prima promotrice dei ricorsi a poche settimane dal voto, aveva poi annunciato di voler abbandonare la partita, ritirando la sua firma dagli atti, in cambio dell’accordo che le ha consentito di restare al vertice del Comitato delle Regioni. Ora, ai microfoni di Cnrmedia, Bresso è tornata bellicosa annunciando di essere «pronta a tornare al voto». Anche perché, spiega, «sono convinta che il Tar accoglierà il ricorso perché le motivazioni sono consistenti. Si parla di 80 mila voti fasulli a fronte di uno scarto tra me e Cota di 9 mila voti. Le regole democratiche sono quelle di presentare liste senza ingannare gli elettori. Qui siamo di fronte a ben quattro liste irregolari, siamo di fronte a qualcosa di molto consistente e reale, mi sembra normale che chi ha vinto in questo modo abbia in realtà paura di avere perso. Senza queste liste fasulle il centrodestra non avrebbe vinto».Andrea Gatta

 

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