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Il padre di Sanaa condannato all’ergastolo, l’avvocato di parte civile vuole la scorta

Condannato all’ergastolo. È una pena esemplare quella inflitta ieri a El Kataoui Dafani, il cuoco marocchino che nel settembre 2009 sgozzò la figlia Sanaa (foto), “colpevole” di aver amato un italiano. «Un successo senza precedenti – commenta l’avvocato torinese Loredana Gemelli, legale dell’associazione donne marocchine in Italia, ammessa al processo come parte civile – soprattutto se si considera che il processo è stato celebrato con rito abbreviato». Anche l’avvocato Gemelli, quando è stata letta la sentenza, si trovava a Pordenone. E nonostante in passato avesse ricevuto minacce e intimidazioni proprio per il suo impegno in difesa delle donne immigrate contro i maltrattamenti in nome della morale islamica, era sola. «Mi auguro che prima o poi mi diano la scorta – dichiara l’avvocato – l’ho chiesto, ma fino ad ora ho ottenuto soltanto una vigilanza dinamica. Adesso sono qui – dice al telefono prima di partire per Torino – e non c’è nessuno a vigilare sulla mia incolumità. Potrei essere colpita da chiunque, in qualunque momento».Loredana Gemelli è nel mirino degli estremisti da quando difese l’onorevole Souad Sbai (Pdl) dalle minacce di un imam bolognese. Ignoti, a fine settembre, recapitarono nello studio del legale un pacco. All’interno, la testa in avanzato stato di decomposizione di un agnello, un foglio con scritte in arabo e la pagina di un quotidiano con la foto di una donna avvolta in un burqa. In passato, il legale aveva anche sostenuto la parte civile contro l’assassino di Hina, la giovane pachistana uccisa a Brescia dal padre contrario alla sua relazione con un ragazzo italiano e al suo stile di vita, ritenuto «troppo occidentale».Nonostante le minacce, l’avvocato continua a battersi a tutela di chi è vittima «di quelli che non vogliono integrarsi, ma vogliono soltanto imporsi». La sentenza di ieri, in questo senso, «è esemplare. Stabilisce, ce ne fosse stato bisogno, che la legge è uguale per tutti e che non esiste nessuna attenuante culturale, come invece sosteneva la difesa». Il principio stabilito ieri, quello per cui si batte l’avvocato Loredana Gemelli, è molto semplice: «Chi vive in Italia – conclude il legale – deve integrarsi e rispettare le leggi vigenti nel territorio».s.tam.

 

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