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Ivrea: anziana soffocata dai rapinatori, la drammatica testimonianza del marito (video)

Antonio Poddesu è seduto al tavolo della cucina nell’alloggio del fratello, a pochi chilometri da dove sua moglie è stata selvaggiamente uccisa alcune ore prima. Dagli occhi che si sono spenti tanti anni fa sgorgano le lacrime, lui è sotto shock ma vuole parlare ad ogni costo: «Aiutatemi – chiede ai giornalisti -. Non dovevano fare questo a un cieco. Hanno ucciso mia moglie, hanno preso tutti i soldi. Perchè?»Il suo racconto di cosa è successo ieri mattina è lucido e preciso, Antonio ricorda tutto: «Erano le 7.30 quando ho aperto la porta per capire se stava piovendo o se c’era il sole – comincia Antonio -. All’improvviso mi sono sentito spingere dentro, mi hanno buttato a terra. Ho gridato, ma nessuno ha sentito nulla. Matilde era al piano di sopra, è scesa per capire cosa stava succedendo: ho capito che aggredivano anche lei e la imbavagliavano. Per qualche minuto l’ho sentita lamentarsi, poi più nulla».Antonio, a dispetto della sua combattività di cui parlano tutti i vicini, è un uomo esile e conosciuto in tutta la città. Con il suo bastone bianco, non ha mai rinunciato a prendere l’autobus per la passeggiata mattutina a Ivrea, neanche quando Matilde non ha più potuto accompagnarlo in seguito alle ferite riportate in un’altra rapina. Per i rapinatori immobilizzarli è stato un gioco da ragazzi, non hanno neanche dovuto ricorrere alla violenza. Però hanno fatto lo stesso un errore, che è costato la vita alla donna.«Erano in tre – dice Antonio – uno solo ha parlato, ed era sicuramente italiano. Continuava a dire: “Voglio i soldi, dove sono i soldi?”. Dopo trenta minuti se ne sono andati e mi sono alzato. Avevo nastro adesivo sui polsi, sulle caviglie, le braccia erano legate alla vita. Non sono riuscito a slegarmi, non sono abbastanza forte, ma sono riuscito a saltellare fuori e a chiedere aiuto». Matilde però era già morta e i suoi assassini in fuga con i soldi trovati dentro una pentola e in una vecchia cassetta. «Non mi fido delle banche – spiega Antonio – e danno pochi interessi. Però non ho mai detto a nessuno che tenevo i soldi in casa, lo giuro sui miei occhi». Nonostante questo però pare che il fatto fosse conosciuto nel quartiere, dove Antonio non era molto amato. Lui ai carabinieri ha anche fatto un nome ma gli investigatori ritengono che si tratti solo di normali screzi tra vicini. Questo però non esclude che gli assassini possano essere veramente gente del posto.cla.ne

 

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