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Addio a nove province. Cancellata Biella. Asti salva per un pelo

Dopo quindici anni di vita la provincia di Biella rischia di sparire, cancellata dalla scure dei tagli contenuti nella manovra del governo insieme ad altre otto amministrazioni decentrate. Sono nove, infatti, le province al di sotto dei 220mila abitanti nel mirino dell’esecutivo, fatte salve quelle delle Regioni a statuto speciale e quelle che confinano con stati esteri. E così, se Asti si salva per il rotto della cuffia (anzi, per i 156 abitanti che la tengono sopra la linea di galleggiamento dei 220mila secon­do i dati Istat del 2009), Biella (creata nel ’92 e diventata operativa a tutti gli effetti nel ’95) con una popolazione di 187mila persone sembra essere con­dannata a sparire insieme a Massa Carrara (203mila abitanti), Ascoli Piceno (212mila), Fermo (176mila), Rieti (159mila), Isernia (88mila), Matera (203mila), Crotone (173mila) e Vibo Valentia (167mila). La lista, tuttavia, non è ufficiale perchè l’Upi (Unione Province d’Italia) ha rilevato come non siano ancora stati resi noti i parametri di riferimento: se fosse il censimento le province sarebbero alcune, altre se fossero gli ultimi dati Istat. Il governatore del Piemonte è d’accordo con la manovra del governo. «Condivido – ha detto Roberto Cota – le esigenze che hanno portato alla decisione di procedere ad accorpamenti delle Province più pic­cole. Ritengo, però, doveroso assumere iniziative volte a ridisegnare i confini di alcuni territori. Tali atti potranno sfociare, eventualmente, in una inizia­tiva legislativa da parte delle Regioni. A questo scopo consulterò gli enti locali interessati». E che cosa ne pensa, uno di questi, come Roberto Simonetti, dal 2009 presidente della provincia di Biella? «Prima – ha spiegato Simonetti, che è anche un onorevole del Carroccio – voglio valutare attenta­mente il testo definitivo della manovra, che per altro dovrò votare nella mia qualità di parlamentare. Dispiaciuto? Posso solo dire che farò di tutto per difendere l’orgoglio del biellese. Ovviamente ho già parlato con il presidente Cota. Forse questa sarà l’occasione per una radicale riforma del territorio piemontese, con la creazione di una provincia del nord, dell’area metropolitana di Torino e della pro­vincia del Canavese». «Da tempo – ha aggiunto Simonetti – è stato avviato un ragionamento in questo senso. Era stata la passata amministrazione a ipotizzare una possibile fusione con il Canavese che poi è stata abbandonata. Stiamo già lavorando sulla riorganizzazione della gestione acque e rifiuti del resto, e già in tempi “non sospetti” abbiamo iniziato a ragionare su un quadrante che comprendesse noi insieme a Verbania, Vercelli e Novara. È opportuno che si trovi una sintesi in merito, e non venga realizzato un disegno casuale. Vercelli che è più piccola di noi ma che confina per 800 metri sul monte Rosa con la Svizzera, resta attiva. La ristruttu­razione è indispensabile ma deve essere intelligente e in un’ottica allargata a tutta la regione. Sento la responsabilità di essere il promotore politico che amministrativo insieme a Cota di ridisegnare il nuovo Piemonte». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Maria Teresa Armosino. «Se si vuole essere buoni amministratori e buona classe dirigente – ha sottolineato la presi­dente della provincia di Asti – bisogna essere capaci di adottare misure anche impopolari. Tuttavia, per non seguire solo la demagogia, occorre pensare a un riordino complessivo che preveda anche una seria ridefinizione degli assetti territoriali delle province, in modo da creare zone più omogenee risolvendo anche il problema delle aree metropolitane». Ma sull’abolizione delle province si è già scatenata una bagarre politica. «È una farsa bella e buona», hanno ripetuto dal Pd. Nel mirino la soglia dei 220mila residenti che «non ha alcuna logica se non fosse che tale limite coincide con la la popolazione della Provincia di Asti, presieduta da Maria Teresa Armosino (Pdl), già sottosegretario del Ministro Tremonti nella legislatura 2001-2006», ha attaccato Antonio Misiani, deputato Pd e membro della Com­missione bicamerale per il federalismo fiscale. L’op­posizione si è scagliata anche contro l’altro criterio che prevede la “salvezza” delle province che confi­nano con uno Stato estero: «Incomprensibile, se non fosse che tra le province al di sotto della soglia critica e non appartenenti ad una regione a statuto speciale vi sarebbe anche quella di Sondrio, terra natìa del ministro Tremonti».Filippo De Ferrari

 

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