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Intervista a Nino D’Angelo “Porto al Nord la mia musica oggi la amano anche i leghisti”

A due anni dall’ultimo tour Nino D’Angelo è di nuovo in pista e ri­prende confidenza con il suo pubblico partendo da quattro grandi città come Palermo, Roma, Torino e Milano. Il can­tautore napoletano sarà, così, al Teatro Alfieri domani con “Jammo ja’”, il brano che ha portato all’ultimo Festival di Sanremo, ma anche “Nu jeans e ‘na maglietta” e i tanti suc­cessi di una carriera più che trentennale. Perché questa mini-tournèe teatrale in sole 4 tappe?«Perché volevamo vedere do­ve eravamo arrivati dopo Sa­nremo. Vogliamo un po’ tirare le somme dopo aver promosso la nuova compilation e prima di girare per le piazze da fine maggio». Il cd “Jammo ja’” non è il solito best of, come avete scelto i brani? «Nel disco c’è la mia storia recente, da “Senza giacca e cravatta” a oggi, ho preferito concentrarmi sul mio nuovo modo di suonare e cantare, che è più vicino alla world music e ai ritmi etnici». La canzone che ha portato a Sanremo è stato il primo brano dialettale a entrare nella classifica di i-Tunes, la inorgoglisce? «Molto, è bello sapere che an­che sui mezzi moderni c’è spazio per il dialetto, tra l’al­tro io sono sempre stato a Sa­nremo a cantare in napoleta­no ». Lei ha definito “Jammo ja’” il Manifesto di un nuovo Sud e della dignità di essere meridionale… «Io sono fiero di essere meri­dionale come uno del Nord dev’essere fiero di essere set­tentrionale, ma sono soprat­tutto fiero di essere italiano; una volta si andava al Sud o al Nord indifferentemente, ora non più. Vengo al Nord per portare la musica napoletana a coloro che la apprezzano, ci sono tante persone che amano Napoli, magari viene pure qualche leghista a sentirmi». Dopo i tanti film degli anni ’80 che hanno contribuito a darle la celebrità ha conti­nuato a recitare saltuaria­mente al cinema, ad esem­pio nel 2003 in “Il cuore altrove” di Pupi Avati; l’ul­ tima comparsata è del 2007 nell’opera prima di suo fi­glio Toni, “Una notte”. Co­me procedono le vostre car­riere nel mondo della cellu­loide? «Su due strade molto diverse perché lui sta scrivendo un altro film, mentre io mi posso permettere di fare altro; sareb­be bello se Pupi Avati mi ri­chiamasse perché mi piace la­vorare con registi importanti e perché mi piace ancora impa­rare ». In un altro film di qualche anno fa “4-4-2. Il gioco più bello del mondo” era un al­lenatore di calcio, è soddi­sfatto della stagione del Na­poli? «Siamo contenti ma anche un po’ delusi perché con un po’ di fortuna potevamo andare in Champions League. Non mi frega niente di chi vincerà lo scudetto tra Inter e Roma, vor­rei solo che fosse il Napoli».Vittorio Negrini

 

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