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Salta un’unione su tre: Torino malata d’amore è la capitale dei divorzi

È il Piemonte la regione italiana con più separazioni e divorzi. Lo dicono da anni tutte le classifiche stilate periodicamente sull’argomento, supportate dalle spietate indagini dell’Istat: da noi, a cominciare proprio da Torino, più di un matrimonio su tre non dura e il numero di coppie che esplodono ogni anno è arrivato quasi a pareggiare quello dei novelli sposini. Una tendenza ultradecennale, sempre più preoccupante ad ogni nuovo aggiornamento dei dati.Preoccupa soprattutto il fatto che le prime vittime delle famiglie sfasciate siano spesso i figli. Accade almeno in due casi su tre. Nel 2009 nella nostra regione si sono registrate 418 richieste di separazione e 341 richieste di divorzio ogni mille matrimoni. In termini assoluti, si tratta di 4.491 separazioni (fra Piemonte e Valle d’Aosta) e 3.186 divorzi. È di gran lunga il record nazionale. In questa scomoda graduatoria, infatti, troviamo al secondo posto il Friuli Venezia Giulia con 396 richieste di separazione ogni mille matrimoni, il Trentino Alto Adige con 393, la Liguria con 392, a seguire il Lazio con 381. La media italiana è 298. È il nord, come si vede, la zona dove i matrimoni sono più fragili, mentre il sud (Basilicata con 138 su mille, Campania con 189, Calabria con 191) rimane più legato alla tradizione.La Liguria è invece prima per richieste di divorzio – 366 ogni mille matrimoni – davanti al Piemonte con 341, all’Emilia Romagna con 313 e via dicendo. E dire che i piemontesi si sposano poco. Prendiamo il 2007, ultimo anno in cui è possibile avere i dati completi. I matrimoni sono stati 16.321, quasi la metà dei quali (44 per cento) con rito civile. In termini percentuali è poco, dato che il quoziente di nuzialità è di 3,7 per mille. Peggio di noi solo Emilia-Romagna (3,5) e Friuli (3,6). Nello stesso anno però, a fronte delle oltre 16mila nuove unioni, sono state certificate 14.615 richieste di separazione e di divorzio (12.660 concesse). Più o meno, su 100 nuovi matrimoni, ce ne sono 89 che se ne vanno in frantumi. Numeri che potrebbero anche essere lasciati alla statistica, se non fosse che ogni rottura nasconde un dramma. E non solo perché insieme a un progetto di vita svaniscono affetti e speranze e si deve ricominciare tutto da capo. Ma perché due separazioni su tre (il 67,4 per cento) coinvolgono figli: nel 2007 sono stati 7.920, frutto di 4.985 unioni finite male. Figli che spesso sono disputati fra i due genitori, quando non finiscono in affidamento. Si tratta di minori, ma non solo, perché non sempre ad esplodere sono coppie giovani: in un caso su cinque i genitori hanno più di 50 anni.Andrea Gatta

 

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