img_big
News

Uccide la vecchia zia. La soffoca nel sonno poi si taglia le vene

L’ha soffocata nel sonno strozzandola con una cra­vatta. Poi si è tagliato le vene e si è sdraiato accanto al corpo senza vita della zia aspettando la morte. Ma non è stato così. Gianfranco Varetto, 62 anni, disoccu­pato, conosciuto da tutto il vicinato come Gianni, con la lametta da barba non è riuscito o non ha voluto in­cidere i suoi polsi in pro­fondità. Piangendo, ha vegliato la salma dell’anziana, Concet­ta Giuseppina Castino, 84 anni, per tutta la notte, fino alla tarda mattinata di ieri quando ha chiamato i cara­binieri e ha vuotato il sacco: «Voleva morire – sono state le sue prime parole – e io l’ho aiutata». È stato Gianni stesso a rispondere al cito­fono e ad aprire la porta dell’alloggio di via Napione 30, «venite, ho ammazzato mia zia», ha detto e poi, stendendo il braccio, ha in­dicato ai militari della San Carlo la stanza da letto. La donna indossava una ca­micia da notte, era coperta dalle lenzuola e sul volto si notava una profonda smor­fia di dolore e paura. Gli uomini del capitano Giu­seppe Carubìa hanno inter­rogato l’uomo che ha conti­nuato a sostenere la sua te­si, ma senza aggiungere al­tri particolari. Dalle prime indagini che i carabinieri hanno svolto, però, emergerebbe un dato certo: Concetta Giuseppina Castino non soffriva di al­cuna patologia particolar­mente grave. La donna, compatibilmente con la sua età e con gli acciacchi della vecchiaia, godeva di discreta salute. Da qui il sospetto che, vero­similmente, il movente dell’omicidio debba essere cercato altrove. Per questo, già nella serata di ieri, il sostituto procuratore An­drea Bascheri ha interroga­to l’omicida. «Bisogna bat­tere il ferro finché è caldo», è l’opinione di inquirenti e investigatori che non crede­rebbero all’ipotesi di un “omicidio per pietà”. Zia e nipote vivevano sotto lo stesso tetto da tre decenni e, fino a due anni fa, con loro c’era anche la mamma di Gianni, sorella della vitti­ma, deceduta poi per cause naturali. Concetta Giusep­pina e Gianfranco sono ri­masti soli e hanno tirato avanti con la sola pensione di vecchiaia di lei. Lui, che non è mai stato sposato, si dava da fare come poteva, faceva la spesa, le piccole riparazioni di casa, andava a pagare le bollette e, saltua­riamente, lavorava come fattorino per un ufficio am­ministrativo del centro cit­tà. Nulla di particolare, solo un impegno di qualche ora al giorno che gli consentiva di arrotondare la pensione della zia. Ma i soldi erano sempre troppo pochi e non di rado la zia incitava, forse anche con parole dure, il nipote a darsi da fare. Per vivere Gianni si era ” m angia to” tutto. Aveva venduto l’ap­partamento che aveva rice­vuto in eredità dalla mam­ma e, come se non bastasse, era anche stato sfrattato e a giorni avrebbe dovuto la­sciare quella casa. Un omicidio premeditato, almeno secondo quanto raccontano alcuni vicini: «Ultimamente diceva che avrebbe fatto una follia, che avrebbe ucciso la zia». bardesono@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo