bikini 75 anni fa
Amarcord
5 LUGLIO 1946

75 anni fa nasceva il “Bikini”: costume dal nome di un’isola

Il due pezzi sollevò polemiche per poi imporsi con la Hayworth e Marilyn

Si poteva scegliere un paradiso tropicale per degli esperimenti atomici? Evidentemente, sì: perché di fronte al pericolo rappresentato dall’Unione Sovietica, gli americani non andavano tanto per il sottile ed individuarono una zona dell’Oceano Pacifico da devastare per gli esperimenti nucleari. Nella fattispecie, un atollo apparentemente senza importanza, in pratica un’ampia laguna di 594,2 chilometri quadrati, facente parte delle incantevoli Isole Marshall. Il nome? Atollo di Bikini. Certo, quando oggi pensiamo al bikini noi immaginiamo ben altro, dimenticandoci che il nome del “due pezzi” femminile viene proprio da quest’isola sfregiata dai test atomici, iniziati il 5 luglio 1946. Fu un sarto francese, Louis Réard, ad ispirarsi al nome dell’isolotto del Pacifico per creare il suo costume da bagno. Va detto che Réard non era propriamente uno stilista: fino a pochi anni prima aveva lavorato come ingegnere automobilistico, poi aveva ereditato la ditta produttrice di lingerie della madre. Aveva però uno straordinario intuito e fiuto per gli affari. Nel luglio del ‘46 Réard era a Saint Tropez e le notizie della bomba di Bikini gli solleticarono la fantasia: avrebbe creato una “bomba sexy”, un costume ardito che metteva in mostra l’ombelico. Per la società del ’46, il costume a due pezzi sollevò un vespaio di polemiche. Roba da spogliarelliste, si diceva; e non a caso la prima modella che lo pubblicizzò fu Michelle Bernardini, artista del Moulin Rouge. Ma le polemiche diedero ampio risalto al costume che, come è facile immaginare, trovò nel pubblico maschile un folto numero di estimatori. Ci volle tempo perché il bikini si imponesse: molti paesi cattolici lo misero fuori legge. A sdoganarlo furono le attrici americane come Rita Hayworth, la “dea dell’amore” la cui immagine fu incollata – ma guarda un po’! – sulla prima bomba sganciata a Bikini. Un costume che era quasi predestinato per la Hayworth. Anche Marylin Monroe contribuì, con celebri scatti, a diffondere il costume di Réard nel mondo. Con la Hayworth e Marylin, il bikini divenne “pop”: fu il simbolo della rivoluzione giovanile. Tutti contenti, dunque? Beh, no. Lontani dalle spiagge alla moda, gli abitanti di Bikini non erano per nulla soddisfatti di essere diventati celebri per un costume da bagno: la loro isola era stata devastata e le loro povere case espropriate. Infatti, nei giorni precedenti i test, la (poca) popolazione residente era stata trasferita senza troppi complimenti su un altro atollo; ovviamente, era stato detto loro che sarebbero potuti tornare a Bikini al termine del test atomico, peccato che fu necessario attendere mezzo secolo perché quest’isola tornasse ad essere virtualmente abitabile. Virtualmente, sì, perché Bikini è ancora oggi pressoché disabitata. Una maxi-causa è stata mossa al governo americano: alla fine, un piccolo sussidio è stato garantito ai nativi. Oggi, Bikini è tutelata dall’Unesco: simbolo dell’incubo atomico, ma anche della rivoluzione dei costumi (in tutti i sensi).

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