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MITO GRANATA

I 70 anni di Pulici: «Così diventammo i “gemelli” del gol»

Con 172 reti è tuttora il primatista fra i goleador del club granata di tutti i tempi

Il mondo Toro sta cominciando a mobilitarsi, i tifosi granata si stanno dando appuntamento via social: lunedì, infatti, è il grande giorno di Paolo Pulici. Una vera e propria leggenda vivente, un attaccante indimenticabile, l’idolo di tanti ragazzi che nel ’76 vedevano un tricolore appiccicarsi sulle maglie del Toro per l’ultima volta. Puliciclone compie 70 anni, un evento da festeggiare insieme ai suoi ex tifosi e agli ex compagni soltanto virtualmente.

RECORD MAN

Pulici nasce a Roncello, nella Brianza, il 27 aprile del 1950, quando il popolo granata e tutta l’Italia si apprestano a celebrare il primo anniversario della tragedia di Superga. I gol di Pulici hanno consentito al Toro di rivincere lo scudetto, 27 anni dopo Superga, nel 1976. Con 172 reti è tuttora il primatista fra i goleador del club granata di tutti i tempi. Ma soprattutto è il calciatore che più di ogni altro ha saputo incarnare lo spirito Toro, e soltanto chi ha indossato quella maglia ne conosce il vero significato. Proprio per questo Puliciclone, come lo soprannominò Gianni Brera, o più semplicemente Pupi, come lo chiamano tutti compresa la moglie Claudia, è entrato nel cuore del popolo granata alla pari degli Immortali. Anche il suo compleanno sarà a tinte granata, un po’ come è stata la sua carriera: Legnano, Udinese e Fiorentina le altre squadre dove ha giocato, ma nulla in confronto a ciò che ha rappresentato il Toro. E pensare che in realtà sarebbe dovuto diventare nerazzurro, ma venne scartato a un provino. «Quell’11 lì è troppo veloce, non può fare il calciatore», disse Helenio Herrera, l’artefice della Grande Inter che su Pulici si sbagliò incredibilmente. Ne approfittò così Orfeo Pianelli, quando nel 1967 lo portò sotto la Mole, e da lì è nato un mito che non morirà mai. Dalla Primavera alla prima squadra, Pulici ha vinto tutto, ma soprattutto ha segnato. Dopo 15 anni saranno 172 gol, nessuno nella storia del Toro è riuscito a fare meglio. Poca Italia, però: «Sono l’unico giocatore ad essere stato capocannoniere per tre volte e ad aver fatto due Mondiali in tribuna: mi dicevano che non giocavo perché ero del Toro, non della Juve» la rivelazione di Pulici sul suo rapporto conflittuale con l’azzurro. Per i compagni, però, rimarrà sempre uno dei bomber più forti.

VECCHI AMICI

Basta il soprannome per capire il rapporto con Graziani. “I gemelli del gol”, per tutti, perché insieme fecero nuovamente grande il Toro: «Insieme abbiamo vissuto per otto anni, sono state otto stagioni meravigliose – i ricordi dell’ex giocatore oggi opinionista in tv – e non ho dubbi: eravamo la coppia gol più forte di tutta Italia, anche grazie agli assist di Sala siamo riusciti a segnare oltre duecento reti in serie A». Ma dove nacque il segreto? «Fu un’intuizione di Radice – prosegue Graziani – perché decise di metterci uno vicino all’altro: a noi bastava uno sguardo per capirci e fare un determinato movimento, e gli avversari non ci capivano più nulla». Il merito della loro grandezza va anche attribuito a Sala: «Giagnoni lo fece rendere conto delle qualità incredibili che aveva, peccato però che in Nazionale non siamo riusciti a imporci – il ricordo del Poeta del Gol – e anche come persona, Pulici era splendido: non parlava mai male di nessuno». Tra i primissimi ad averlo accolto in granata c’è stato Zaccarelli: «Ci siamo conosciuti ai tempi del settore giovanile, era bravissimo a rendere semplici alcuni gesti atletici o alcune giocate che sembravano impossibili».

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