img_big
Il Borghese

Violenza e giustizia

A essere sinceri, non c’è da riempire le fosse con il senno di poi per sapere che, dopo lo sgombero e la pubblica umiliazione di venerdì a Porta Palazzo – cacciati dagli ambulanti -, gli anarchici o i loro sodali si sarebbero in qualche modo vendicati. E ingenuamente noi ci saremmo aspettati un minimo di vigilanza sugli obiettivi sensibili. O quanto meno “consueti”, perché non è certo una novità che certi signori se la prendano con i muri del giornale, come accaduto nella notte tra sabato e domenica, con lancio di uova, vernice, e tracciando scritte con la bomboletta spray. E invece, per l’appunto una mano ignota – ma certo facilmente riconducibile a una galassia ben nota -, ha colpito indisturbata.Ma il discorso deve cominciare da lontano, magari dal 4 luglio 2006, quando un pacco bomba esplode in redazione e ferisce al volto il direttore Beppe Fossati. Sono passati oltre quattro anni: che fine ha fatto quell’inchiesta? Chi è stato indagato? Ed eventualmente, perché ci si è fermati? Non dimentichiamo, poi, un analogo attentato dell’anno prima alla sede di quartiere dei vigili urbani, con una giovane agente ferita agli occhi. E ricordiamo anche i tre ordigni deflagrati all’alba di una mattina qualunque, nel tranquillo e signorile quartiere della Crocetta, come segnale di ripresa delle ostilità da parte della galassia anarco-insurrezionalista. Per fortuna, almeno quella volta, non ci sono state vittime.Per il resto, poi, sono anni che assistiamo alle imprese dei soliti noti, a Torino, per quanto riguarda occupazioni, raid vandalici, manifestazioni contro partiti o i centri di espulsione. Così come più o meno sono sempre i soliti quelli più “caldi” tra i vari centri sociali occupati. Ci si chiede in che modo la città possa tollerare determinate sacche di illegalità, così come si possa tollerare che la violenza – il lancio di oggetti, di uova, di letame, fino a minacciare con un martello un automobilista che non vuole fermarsi al blocco stradale imposto davanti al Cie – possa essere tranquillamente confusa con il diritto garantito costituzionalmente a esprimere la propria opinione. Ma se un cittadino normale, uno qualsiasi, per esprimere il proprio dissenso tirasse letame sugli avventori di un ristorante, o vandalizzasse le vetrine di una banca piuttosto che di una sede di partito, potrebbe ugualmente contare sulla stessa benevolenza che troppe volte ha accompagnato le avventure di certi signori? Ci chiediamo se alle volte, nel timore di non apparire abbastanza democratici, non ci si ritrovi invece a negare o diminuire le libertà e i diritti di coloro che non alzano la voce, non piazzano bombe e non fanno scritte sui muri, ma non per questo sono disposti a tollerare all’infinito. Mentre coloro che sputano sullo Stato e i suoi simboli, quando gli fa comodo, chiedono aiuto e si fanno pagare dai contribuenti anche l’avvocato d’ufficio. Se questo vi pare giusto…andrea.monticone@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo