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Il Borghese

Più tristi che poveri

I coniugi Rossi non sono invecchiati bene. E di certe buone abitudini conservano solo il ricordo. Le gite fuori porta la domenica, con la sosta in quella piccola trattoria sul lago che la signora trovava così intima e romantica, la settimana bianca subito dopo aver festeggiato il Natale con la famiglia, le piccole economie che poi consentivano di tornare a casa con un pacchettino in tasca, piccolo ma prezioso e consumare il rito degli abbracci, delle lacrime di gioia di fronte ad un monile per lei o ad un accendino di marca. Bene, il signor Rossi ha smesso di fumare, e non solo per ascoltare i consigli del medico di famiglia. Ma ha anche dimenticato le gite, la tovaglia bianca e inamidata delle grandi occasioni, la bottiglia speciale da tirare fuori al momento giusto. E i piccoli risparmi sono svaniti. Quel meccanismo assai virtuoso che consentiva alla formichina di accumulare quel tanto di ricchezza che permetteva di togliersi anche qualche sfizio, si è rotto. E negli ultimi anni, tra l’euro e la crisi, tra la pensione e gli acciacchi, la vita dei coniugi Rossi ha perso sapore. Già perché in un decennio le famiglie italiane hanno visto progressivamente ridursi il loro potere di acquisto, che in termini pratici significa non poter cambiare la macchina, alla faccia delle réclame e degli incentivi alla rottamazione, far risuolare le scarpe, rimodernare il guardaroba magari con qualche toppa “all’inglese” sui gomiti delle giacche, e, soprattutto, pianificare la spesa quotidiana scegliendo tra offerte speciali e “tre per due”. Nulla di tragico, per carità: si campa anche senza la gita fuori porta e con l’auto che ha più o meno l’età di Matusalemme. C’è l’orgoglio che fa tenere la schiena dritta e la fronte alta, ma dentro le pareti di casa il soldo viene spaccato in quattro, dosato e soppesato con attenzione certosina. Ci dice la camera di Commercio di Torino, che ha voluto curiosare nelle borse della spesa delle famiglie, che quest’anno siamo tornati indietro di cinque anni: viviamo nel 2010 e consumiamo come nel 2005. A marcia indietro, come i gamberi. Così la famiglia Rossi diventa battistrada di una moltitudine di italiani: il 60 per cento taglia sulla macchina, il 33 per cento sul frigorifero e sulla lavatrice, il 28 per cento sul cinema del venerdì sera e sul pranzo della domenica. Nuovi poveri? Macchè. La povertà è un’altra cosa, è la coda all’opera pia per un pasto caldo, è l’arretrato dell’affitto che si trasforma in uno sfratto, è il lavoro che non c’è, e non ci sarà più. Qui siamo ancora in quell’area di grigio che spegne gli entusiasmi e toglie brio alla nostra esistenza. Come se il sale della vita si fosse sciolto nella tempesta della crisi, rendendo insipido il quotidiano di quella classe media che ogni tanto si consentiva anche il lusso di fare la cicala.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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