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«Adesso guardami, hai ucciso mio figlio». Ex militare a giudizio a Torino

«Ti voglio vedere in faccia, mi hai ucciso un figlio». La donna vestita di nero si avvicina lentamente al banco degli imputati, guarda dritto negli occhi l’uomo in giacca e cravatta e poi gli sussurra qualcosa. «Mi ha ucciso un figlio», ripete. L’uomo in giacca e cravatta fa finta di nulla, forse neppure ascolta quella donna straziata dal dolore per la perdita del figlio Luca.Luca Ragusa aveva 39 anni ed è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato da Antonio Catelli (nella foto accanto al proprio legale, l’avvocato Carlo Mussa), l’uomo in giacca e cravatta che adesso siede al banco degli imputati nell’aula 4 del Tribunale di Torino. Catelli, ex carabiniere, è accusato di omicidio e tentato omicidio (per aver esploso altri colpi in direzione di un paio di amici di Ragusa). Accanto a lui siede il figlio Mario, finito nei guai per aver collocato, assieme al padre, una pistola semiautomatica sulla scena del crimine e per aver raccontato poi ai carabinieri che quell’arma apparteneva alla vittima.È stata celebrata ieri la prima udienza del processo sulla tragedia di piazza Montanari. Sul banco degli imputati, oltre a Catelli padre e Catelli figlio, siedono anche Carlo e Antonino La Tona, accusati di lesioni per aver «sferrato pugni, calci e colpi con strumenti contundenti (come un cavo metallico misto a nylon ed un listello in legno), cagionando lesioni personali a Mario e ad Antonio Catelli».L’articolo di Giovanni Falconieri su CronacaQui in edicola in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta il 13 ottobre

 

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