img_big
Il Borghese

Chiedo scusa ai nonni veri

Che cosa ci fa un pensionato stimato da tutti, incensurato e gentile, con 300 grammi di hashish ben nascosti in cucina, tra i vasetti del sale, del caffè e dello zucchero? Visto che non fuma, soffre di diabete, è pure cardiopatico e non ha nipoti a carico, evidentemente lo spaccia. A piccole dosi, con precisione millimetrica nel confezionare le dosi, rincarano i poliziotti. Capperi, nell’internazionale della droga vuol dire che c’è spazio per la terza età. Insomma, per i nonni pusher. La notizia, nelle nostre città dove capita di tutto e di più, non sarebbe neppure degna di nota (una mela marcia ci può stare anche tra gli ultrasettantenni) se dagli schedari della questura e soprattutto dall’esperienza degli investigatori non venisse fuori che il fenomeno è assai diffuso, tanto da far presumere che la malavita abbia scoperto un nuovo sistema per cercare di far fessi poliziotti e carabinieri. Ci spiegano i Serpico che abitualmente vanno a caccia di spacciatori che i nonni sono diventati assai ricercati (termine tragicamente ambiguo) da chi gestisce i traffici del fumo e della cocaina, per tutta una serie di motivi che cerchiamo di elencare: primo, una volta saltato il fosso della legalità, sono assai più affidabili dei clandestini e dei ragazzotti arraffatutto; secondo, non scappano con i soldi altrui e si accontentano della percentuale pattuita, terzo, hanno un bisogno disperato di quattrini. Così, per la vile moneta, l’anziano diventa preda delle organizzazioni più abili. E, almeno pare, riesce quasi sempre a farla franca intanto perché è incensurato, conosciuto nel quartiere come una persona per bene e poi perché non desta sospetti se passa una mezza giornata al parco o si fa portare le borse da qualche giovane fino al secondo o al terzo piano. Anzi, visto da lontano il quadretto appare pure edificante: il nonno seduto con il suo bastone accanto, magari con il cagnolino al guinzaglio e qualche passante che si ferma, chiacchiera e poi si siede accanto a lui. Il fatto che l’argomento della conversazione sia una dose di fumo, con relativa prebenda, ovviamente sfugge ai più. Ecco come il nonno pusher va assumendo via via più importanza nella scala dei valori criminali. Confesso che nello scrivere queste note ho provato più di un brivido alla schiena. Intanto per la semplicità con cui ci è stato spiegato il meccanismo e poi per la naturalezza con la quale le forze dell’ordine hanno metabolizzato quella che si potrebbe definire una tragica stortura nella nostra scala dei valori. Ma come accettare che un simile sospetto vada ad insozzare l’immagine dei nostri anziani? O meglio la figura del nonno che noi, anche un po’ datati come il sottoscritto, abbiamo idealizzato negli anni, anche grazie a fortunate esperienze personali? Confido che il fenomeno, tristemente argomentato da episodi di cronaca, sia limitato a poche mele marce, o quantomeno ad episodi legati ad una disperazione economica tanto grave da far accettare anche il ruolo di dispensatori di veleni. Ai nonni veri, quelli che sono la maggioranza stragrande, che vivono con dignità la loro condizione anche in presenza di problemi economici magari aggravati dalla solitudine, chiedo scusa. Per averli anche solo accomunati, attraverso la patente di “nonni”, a chi interpreta al peggio il proprio ruolo.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo