img_big
Il Borghese

Un vagito di speranza

Idil è un affarino piccolo piccolo, una bimba in miniatura che con i suoi 760 grammi interpreta al di là di ogni fantasia la sfida della vita sull’aldilà, dell’amore sulla malattia grama e maligna che ha aggredito la sua mamma, della scienza che ha osato sfidare il destino che sembrava volerla condannare senza appello. È un inno alla vita quell’esserino roseo in volto e pieno di vivacità che per un mese ha tenuto con il fiato sospeso un intero ospedale, il Sant’Anna di Torino, alle prese con un caso disperato: una giovane donna, incinta di pochi mesi, colpita da una forma rara di tumore al cervello e tenuta in vita solo grazie ai respiratori automatici e ad altri macchinari sofisticati. Giorno dopo giorno, nonostante l’aggravarsi delle condizioni della donna, una giovane somala di 28 anni, i medici hanno fatto il tifo per lei, alternandosi accanto al letto della terapia intensiva dove una vita si stava spegnendo inesorabilmente ma un’altra, nel suo ventre, lottava alla spasimo per venire alla luce. Una gara di scienza e di solidarietà che si è svolta sotto gli occhi di un marito diviso tra il dolore e una speranza piccola piccola, come un lumicino al vento. Ebbene quel lumicino, ieri alle 10,45 è diventato vita. Idil, Idil come la madre che non la stringerà mai tra le braccia, ma che ha fatto fino all’ultimo il suo dovere, adesso è lì nella terapia intensiva neonatale a combattere la battaglia decisiva per la vita. I medici che l’hanno fatta nascere con un intervento di parto cesareo che forse ha pochi precedenti nel mondo, dopo l’esultanza dei primi minuti sono tornati cauti, come impone il loro ruolo. Quello di Idil è un caso speciale e i rischi legati alla sua situazione biologica sono tanti: dalla maturazione degli organi, al pericolo di malattie infettive, alla stessa respirazione. Ma lei è lì, minuscola ma anche piena di coraggio come la vorrebbe la sua mamma che giace immobile in un letto che in linea d’aria non è poi così lontano dalla sua culla artificiale. E le statistiche, se di numeri si può parlare in un caso come questo, sono tutti con lei: il 90 per cento dei bimbi prematuri sopravvive e il 90 per cento di questi vive una vita normale… La sfida è comunque titanica e va dato atto ai medici torinesi di aver fatto scelte di grande coraggio, prima nell’interminabile attesa che Idil potesse crescere, grammo dopo grammo, nel grembo materno quel tanto che potesse garantirle almeno una speranza e poi di intervenire d’urgenza dopo una riunione in cui scienza e impegno morale si sono coalizzati in nome della vita. Idil è nata così, con un vagito liberatorio, circondata da una équipe di medici vestiti come marziani che quando ha aperto gli occhi sono diventati, forse senza saperlo, tutti papà e mamme. In un atto che reca con se qualcosa di miracoloso. beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo