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Il Borghese

L’usuraio succhia l’uovo. Di giornata

La mattina si prendono in prestito i soldi dall’usuraio che fa il “porta a porta” come se vendesse croissant e ciambelle, e la sera si restituisce il denaro maggiorato del 10 per cento. Si chiama “usura di giornata” ed è l’ultima frontiera del credito a strozzo. Cinquecento, al massimo mille euro indispensabili per pagare i fornitori, o la bolletta che scade. Linfa vitale per chi è costretto a tirare su la serranda tutte le mattine, ma non ha credito neppure nella banca in cui è correntista. E deve ricorrere al cravattaro che vive aggrappato alla sua giugulare, gli succhia il poco guadagno ma – come sussurra qualcuno – almeno lo fa sopravvivere. Viene il groppo in gola di fronte a queste situazioni che sono solo la punta di un iceberg, quello dell’usura, che a livello nazionaleinteressa 600 mila persone (di cui almeno 200 mila commercianti) e rende alla criminalità la cifra astronomica di 20 miliardi di euro l’anno. Commozione, passatemi la debolezza, ma anche rabbia di fronte ad un sistema del credito che rinuncia ad un mercato comunque redditizio (quei 20 miliardi regalati alle mafie di ogni etnia sono una vergogna per un paese civile) e abbandona i propri clienti in ossequio alla regola della spersonalizzazione della banca dove la persona conta poco o nulla e il suo passato vale zero. Siamo pieni, in redazione, di lettere che raccontano il pellegrinaggio da banca a banca, la mortificazione del rifiuto di crediti per altro garantiti, o – peggio – l’ordine perentorio del rientro sui fidi. Così, da un giorno all’altro. E allora la china porta alle finanziarie, più o meno titolate e giù, giù fino all’usuraio. Perché quando la crisi di liquidità incombe c’è sempre un amico, un conoscente, magari un impiegato con cui si ha confidenza, che mormora un nome e un indirizzo. Il resto lo leggiamo nelle cronache. Negozi e imprese che cambiano di mano, esponenti della malavita magari di terza o quarta generazione che scalano aziende anche titolate. Già perché l’usura è oggi uno dei settori trainanti delle mafie, e della criminalità organizzata che sanno assoldare i propri rappresentanti tra massaie disinvolte, pensionati e persino professionisti. La sanguisuga sa approcciarsi con garbo alla propria vittima, la ascolta, apparentemente risolve il problema del giorno, ma poi, nel medio periodo la prosciuga fino a ucciderla. Ditemi voi come fa un commerciante o un piccolo imprenditore a pagare fino al 20 per cento al mese un prestito che gli serviva per ripagare vecchi debiti. Va da sé che il suo patrimonio, l’officina, il negozio, il magazzino e persino la casa di proprietà finiscano per passare di mano per colpa di un prestito di qualche migliaio di euro che diventa trenta, cinquanta, cento volte tanto. Ieri “Sos Impresa-Confesercenti” ha tracciato un quadro tragico del fenomeno che, a livello locale, apppare forse ancora più grave. Bastano due dati per capire che l’emergenza deve essere affrontata a livello centrale e locale, con un’azione congiunta delle istituzioni: 25mila vittime dell’usura a Torino, oltre 40mila a Milano dipingono un quadro fosco del credito sommerso anche perchè mentre crescono i “clienti” dei cravattari calano drasticamente le denunce alla polizia e ai carabinieri. La prova, senza necessità di conferme, che quando si finisce tra i tentacoli della piovra uscirne è difficile. E anche molto rischioso.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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