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Il Borghese

Un pizzico di buonsenso

Pare, dico pare, che all’erario i grandi evasori, quelli che sfoggiano maxi yacht, potenti Suv, gioielli e abiti firmati, non rendano. O almeno non rendano abbastanza. E il perché è semplice. Dietro al grande malfattore c’è quasi sempre il grande avvocato, il commercialista di grido, l’azzeccagarbugli di qualità. E la sanzione milionaria si stempera in rateazioni millenarie, sconti, pateracchi. Meglio allora abbassare il tiro, cercare il travet che fa il furbetto, il negoziante che finge di dimenticarsi il rito dello scontrino, l’artigiano che si rompe la schiena ma fa le fatture con il contagocce. A quanto ne sappiamo c’è addirittura una task force di cervelloni che sta studiando l’identikit del contribuente infedele, confrontando profili, soppesando abitudini, catalogando vizi e virtù. E siccome il lavoro è arduo i Comuni, Torino e Milano a far da apripista, si sono ritagliati una percentuale da incassare per ogni evasore che sarà colpito e affondato dall’Agenzia delle Entrate. Un bel 33 per cento, che assomiglia un po’ ai trenta denari di evangelica memoria, sugli introiti recuperati. In pratica il Comune fa la spia, lo Stato ringrazia e paga. Fin qui, fatta eccezione per il metodo, nessuna obiezione. Il nostro Paese soffre da sempre un’evasione diffusa e ormai intollerabile che finisce per danneggiare tutti e in particolare i dipendenti a reddito fisso che le tasse le pagano in anticipo sullo stipendio da incassare. Sul metodo però, permetteteci di dissentire, perché il ricorrere alla delazione sembra una sconfitta dello Stato e del nostro sistema impositivo. Sistema che tradisce la mancanza di una diffusa coscienza sociale e denuncia le maglie larghe dell’amministrazione finanziaria e fiscale dove chi ha un briciolo di ingegno e di furbizia riesce a farla franca comunque. È in questo malcostume che trovano una ragione d’essere le ganasce fiscali, le ipoteche sui beni e tutti gli altri sistemi impositivi che finiscono per colpire in maniera generalizzata tutta la popolazione, o quasi, a prescindere dalla gravità dell’evasione. Così ci ritroviamo con vere e proprie tempeste di cartelle esattoriali che vanno dalla sanzione per una multa non pagata, al bollettino per la tassa rifiuti dimenticata in fondo al cassetto, al canone della tivu che un po’ per indolenza e un po’ per abitudine finisce nella carta straccia. Peccato che nel sistema italico dei due pesi e delle due misure il lupo l’abbia sempre vinta sull’agnello. E al piccolo, distratto evasore, si ipotechi auto e magari la casa, mentre il ricco epulone mette mano al portafoglio e accomoda tutto, con sconti e tante scuse. Le cronache ci raccontano di magnati a cui si sequestrano i maxi yacht salvo poi restituirli con tante scuse mentre va all’asta il due camere e cucina del poveraccio che le tasse non le ha pagate semplicemente perché non aveva i quattrini. Nella sacrosanta guerra agli evasori ci piacerebbe un po’ più di democrazia e anche un pizzico di buonsenso e di comprensione. È chiedere troppo? Crediamo di no.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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