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La diva tv delle trans vuole Silvio. Efe: «Mi candidi nel Pdl, ecco il mio programma»

Si autodefinisce “la più dolce”, ma ha grinta e intelligenza da vendere. Un metro e 78 di altezza, curve mozzafiato, viso da bambola e capelli color grano. Efe, origini turche, nata a Istambul 30 anni fa, è uno dei trans più famosi d’Italia. A suo modo, ha costruito un impero. Fatto di auto di lusso, vestiti costosi, appartamenti in centro e persino una linea d’abbigliamento.Una regina, nel suo campo, che adesso lancia un appello: «Voglio entrare in politica per rappresentare la mia categoria, quella dei trans. Ammiro Silvio Berlusconi ma i provvedimenti presi dal governo finora, in materia di prostituzione, non hanno dato i risultati sperati. La prostituzione va riconosciuta come una vera professione, su modello svizzero. Anche chi svolge il “mestiere più antico del mondo” deve poter pagare le tasse. E i trans andrebbero iscritti in un “albo professionale”. E chi meglio di me, vista la mia notorietà, potrebbe farsi paladina di questa battaglia?».Vita da transQuesta proposta, Efe, la lancia dal suo appartamento in pieno centro, a pochi passi da via Solferino. Mentre parla, il suo cellulare squilla almeno cinque volte. Ogni giorno bussano alla sua porta dai tre ai quattro clienti. Insospettabili padri di famiglia, soprattutto. Commercialisti, avvocati, banchieri e politici. Ma anche giovani studenti, desiderosi di incontrare il trans dal “viso d’angelo” reso popolare da riviste e talk show. Il suo tempo è prezioso: un’ora con lei costa trecento euro.Ma prima di arrivare qui, in questo appartamento dalle pareti rosa confetto, pieno di borse griffate e scarpe alla moda, Efe ha conosciuto l’inferno. Quando racconta i suoi inizi a Milano, la voce le si incrina: «Avevo 20 anni, ero completamente sola. All’inizio facevo la vita sui marciapiedi di via Melchiorre Gioia. Sono stata insultata, aggredita. Poi con i primi soldi ho affittato un appartamento proprio in questo palazzo. Ora ne sono proprietaria».«Questa casa, e gli altri miei appartamenti nel residence – spiega – me li sono guadagnati con più di dieci anni di lavoro. Ora ho tutto: successo, soldi, una vita intensa. Ma vorrei essere da esempio e tutelare anche le mie “colleghe” che invece questa fortuna non l’hanno avuta. Noi dovremmo essere una categoria compatta, unita, e non vittime di invidie come quasi sempre succede».La politicaE in materia di prostituzione, la bella trans ha le idee molto chiare.«Si è tanto parlato dell’eventualità di creare, in città, un quartiere a luci rosse su modello di Amsterdam, ma non credo che Milano sarebbe pronta per una situazione del genere – spiega – penso invece che debba essere tollerata la prostituzione su strada, certamente in strade pulite e ben illuminate». «Ovviamente – prosegue – le prostitute clandestine devono essere mandate via, e a quelle regolari dovrebbe essere concesso un permesso rinnovabile per esercitare la professione, dimostrando ovviamente di lavorare, guadagnare e di essere sane».In poche parole, spiega Efe, la cosa più utile sarebbe quella di creare una specie di “albo professionale” per trans e squillo, dove chi esercita questo lavoro sia riconosciuto e individuabile. «Questa categoria deve smettere di essere invisibile – rilancia – devono permetterci di esercitare con dignità il nostro lavoro e di pagare le tasse». Da qui, appunto, la voglia di entrare in politica, preferibilmente al fianco di Silvio Berlusconi: «Io sono certamente più di centrodestra che di sinistra – ammette – e se Silvio dovesse propormi una candidatura, a rappresentanza di tutti i trans, accetterei a occhi chiusi».Arianna Giunti

 

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