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Il Borghese

La scuola che ci meritiamo

Dalla parte degli studenti. La scuola vista da lui: «Prego volermi far uscire dall’istituto oggi alle ore 11.40. Motivazione: mi sto rompendo le palle». La scuola vista da lei: «Giustifico l’entrata in ritardo per problemi con la cerniera lampo». Dal compagno di lui: «Sono costretto ad entrare alle 12 in quanto mi sono perso nel giardino della scuola». Dalla compagna di lei: « giustifico il ritardo in classe perché non mi si asciugava lo smalto”. Il top: «L’alunno M. H. giustifica il ritardo dovuto a finale Champions Milano (Inter campione d’Europa)». Dalla parte degli insegnanti, nel ruolo di censori dei comportamenti più esecrabili dei loro allievi:«L’alunno B.M. si scoppia i brufoli mentre lo interrogo» E ancora: «Suo figlio offende con una battuta offensiva la parentela della professoressa A». Ma non basta: «L’alunno M. persevera nel dirigere e nell’allestire cori dall’andamento RAP (i compagni lo seguono impedendo la prosecuzione della lezione)». Il top: «A.V. rifiuta il voto in matematica assumendo atteggiamento minatorio, mentre il suo compagno di banco spezza matite con il naso». Abbiamo scelto per voi alcune perle che illustrano il clima che si respira nelle scuole e che, forse meglio delle organizzatissime proteste di studenti e professori tratteggiano una situazione al limite del boccaccesco. Ma ve la immaginate una giustificazione del genere solo vent’anni fa? Uno studente che se ne arrivava bel bello in classe dicendo che non aveva preparato l’interrogazione causa Champions League? O la vostra compagna con grembiule e treccine che, mostrando le manine affusolate, chiedeva venia perché non le si asciugava lo smalto? Come minimo il prof avrebbe convocato i genitori il giorno dopo procurando danni gravissimi alla paghetta, alla libera uscita del sabato, all’accesso nel salotto della tivu. Oggi pare tutto lecito, compreso il rifiuto del voto con atteggiamento minaccioso, mentre ai tempi avremmo voluto sprofondare sotto la cattedra di fronte ad un 2 in matematica o in scienze. L’asinite, allora, rappresentava il marchio indelebile dei cretini. E ti perseguitava per anni. Oggi il mondo sembra rovesciato, chi non studia è figo, chi bigia le lezioni un duro, chi mena le mani un bullo da osannare. E pure i professori ci mettono del loro in questo coretto a tre voci con allievi e famiglie, dove tutto è lecito pur di non rompere le scatole al puledrino che cresce bolso e pieno di pretese. Molto più comodo dare la colpa alla Gelmini, ai tagli del personale, alla riforma dei piani di studio. Peccato che poi, a guardare le classifiche europee, la scuola italiana precipiti ben sotto la Turchia, allineandosi a qualche paesotto semisconosciuto del Terzo Mondo.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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