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Il Borghese

Salveremo il Panda benzinaio?

Ci sono cascato come un allocco. Fuga dall’ufficio alle ore 16, ricerca affannosa dell’auto posteggiata (per la fretta quasi dimenticavo il viale dove l’avevo infilata di coltello tra due Suv giganteschi), corsa alla ricerca di un distributore di benzina con 50 euro tra i denti per rabboccare almeno il serbatoio. E poi, come Fantozzi, la coda iperbolica quasi in mezzo alla strada, dietro un furgone che copriva letteralmente la visuale e davanti ad una spider con la radio a palla. Morale, un ora e 12 minuti di passione per mettermi al riparo dall’ennesimo sciopero acchiappa fessi. Sciopero che non c’è e non ci sarà. Allegria,il benzinaio domani sarà aperto e pure sorridente visto che oggi ha incassato quello che normalmente si mette in saccoccia in una settimana. E pure a prezzo diciamo così, fai da te, visto che qualcuno ha ritoccato il costo della verde fino a 1,42 euro, e c’è notizia di qualcuno che ha arrotondato a 1 euro e 50. Noi, codisti affannati, non abbiamo protestato. In ballo c’era la mobilità, come direbbe uno che ha studiato. E dunque, come bestiole condannate al sacrificio, abbiamo pagato. Pagato e basta. Ma poi, passata la paura, archiviate frasi storiche come “paralizzeremo il Paese per tre giorni”, permetteteci almeno l’amara considerazione che il cittadino è davvero l’ultima ruota del carro o peggio il burattino da far ballare come e quando si vuole. Morale della favola: da domani benzina e gasolio saranno più cari, ovviamente alla faccia nostra mentre sui tavoli del ministero competente uno stuolo di sindacalisti, imprenditori e tecnici costruirà l’ennesimo pateracchio a nostro danno, dimenticando – come sempre si fa – che sulla benzina gravano tasse antiche e sconcertanti. Quelle che di fatto hanno ormai equiparato la verde ad un buon litro di barbera da gustare in una delle tante cantine sociali di cui i nostri territori abbondano. Cose dell’altro mondo specie se si considera che sui carburanti, alla faccia degli accordi tra paesi più industrializzati, Opec, Cee e compagnia cantante, vengono addizionate accise, iva sul prezzo, iva sulle accise e tassazione sui profitti dei petrolieri. Con una doverosa precisazione sulle accise. Vi ho già detto in passato, ma ripeto tal quale, che su ogni litro di benzina ancora oggi versiamo 1,90 lire per finanziare la guerra di Abissinia (anno 1935), 14 lire per la crisi di Suez (anno 1956), 10 lire per la tragedia del Vajont (anno 1963), 10 lire per l’alluvione di Firenze (anno 1966), 10 lire per il terremoto del Belice (anno 1968), 99 lire per il terremoto del Friuli (anno 1975), 75 lire per il terremoto dell’Irpinia (anno 1980), 205 lire per la missione in Libano (anno 1983), 22 lire per la missione in Bosnia (anno 1996), oltre a 39 lire per il rinnovo del contratto dei ferrotranvieri del 2004. Il tutto oltre Iva. Una vergogna, passatemi il termine, per un prodotto di larghissimo consumo a cui non possiamo rinunciare, salvo volersi dedicare alla meditazione in alta montagna o alla pesca dello storione nei mari del Nord. Pistolotto inutile, mi rendo conto: la benzina costa cara ma i benzinai dicono di essere alla canna del gas o peggio di appartenere ad una “categoria in estinzione” tanto da far temere che la soluzione sia sempre la solita: dopo Friuli, Irpinia, Vajont e catastrofi assortire ci sarà l’ennesimo aumento prezzo per salvare il “Panda benzinaio”.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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