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Il Borghese

Al clandestino non far sapere…

Ad Ahmed (ma il nome è di fantasia) non sembra vero di vivere nel paese di Bengodi dove ne fai di cotte e di crude, ma nessuno ti caccia. E pure a un suo “collega” gabonese nessuno può togliere dalla testa che come si sta in Italia, a proposito di giustizia cieca e pure zoppa, non si sta in nessuna parte del mondo. Or bene i due protagonisti della nostra storia, pardon dei mattinali delle questure di Torino e Milano, sono clandestini doc. Anzi, di più, sono clandestini che non sfigurerebbero nel libro dei Guiness. Il primo, un quasi sessantenne di origine egiziana, batte ogni record. È in Italia da oltre 30 anni e dal 1980 ad oggi è statofermato 26 volte, 15 volte arrestato per spaccio, ma anche per rapina, lesioni e aggressione. Bene, nonostante due lunghi soggiorni in carcere nessuno, dico nessuno, ha mai pensato di caricarlo su un bell’aeroplano e di rispedirlo a casa sua. E il bello è che se al nostro professionista del crimine non fosse scappato un irrefrenabile bisogno fisiologico da consumare lì per lì contro un’auto in sosta, avrebbe continuato a vivere in questo limbo che abbiamo contribuito a creare con norme sulla clandestinità che a lungo andare fanno solo il gioco degli irregolari. Il secondo, un po’ più giovane, ma altrettanto fortunato, tira bellamente a campare da anni e anni spacciando droga, peggio sputando ovuli tenuti ben nascosti nella bocca e alimentando un mercato apparentemente irrefrenabile. E non parliamo di mercato a caso, visto che il “venditore” sta sempre ad un angolo di strada, lo stesso se possibile, e “serve” la medesima clientela. Tanto è vero che se non ci fosse stata una sorta di rivolta dei residenti usciti sui balconi per dirigere le operazioni di arresto da parte dei vigili urbani, il nostro sarebbe ancora lì, a piazzare la sua mercanzia velenosa. Ebbene, c’è da scommettere che i due resteranno nostri ospiti, per altro indesiderati, ancora a lungo. E il perché sta in quelle regolette sulla clandestinità che il legislatore distratto o buonista ha costruito apposta per fregare il cittadino per bene. Già perché, dice la norma, se un clandestino ha processi pendenti, non può essere espulso. Così, tra un soggiorno (breve, s’intende) nelle patrie galere e un altro (magari ancora più breve…) un criminale incallito ha l’opportunità di andare in pensione alla faccia nostra. Che questa legge sull’immigrazione debba essere almeno “rinfrescata”, come dice il vicesindaco-sceriffo di Milano? A voi il giudizio: intanto, come contorno a queste due storielle edificanti, ne aggiungiamo altre tre assolutamente simili. Agli increduli basta dare un’occhiata ai mattinali delle questure. Ovviamente in data di oggi. Domani, si sa, è un altro giorno.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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