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Primo giorno di scuola per 8 milioni di studenti: parte la riforma Gelmini tra le polemiche

La campanella scolastica è suonata oggi per 8 milioni di studenti: dopo l’avvio anticipato in Trentino gli studenti di nove regioni e della provincia di Bolzano torneranno sui banchi. La giornata, con l’avvio della riforma che riguarderà circa 600 mila studenti delle superiori, è stata definita”storica” dalla ministra Gelmini. Ma il nuovo anno scolastico parte tra le polemiche: dopo che ieri migliaia di precari del Sud hanno bloccato gli imbarcaderi sullo stretto di Messina, gli studenti hanno annunciato per oggi proteste e flash mob.”E’ una giornata storica. La scuola italiana cambia e parte la riforma che era attesa da decenni”. Lo ha sottolineato il ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini. “Viene completamente ridisegnata – sostiene il ministro – la struttura della scuola superiore, all’insegna della chiarezza e della modernità. Maggiore il collegamento tra scuola e lavoro, più attenzione alle materie scientifiche, più inglese e rilancio dell’istruzione tecnica e professionale”. Insomma “questa è una riforma che ha deciso di puntare sugli studenti e sul loro futuro.Ieri a Messina migliaia di precari hanno scelto di manifestare tra le due sponde dello Stretto per sottolineare che “la grande opera da compiere non è il ponte, ma un collegamento tra la scuola e il Paese”. Letizia Sauta, insegnante precaria, lo scorso anno aveva interrotto lo sciopero della fame solo dopo l’insistenza di Dario Franceschini, e oggi era di nuovo lì, tra i 4 mila (2.500 secondo la questura) scesi in piazza a Messina per protestare contro i tagli previsti dal ddl Gelmini. Dall’altra parte dello Stretto, a Villa San Giovanni, un gruppo di 300 precari – arrivati da Puglia, Basilicata e Campania – faceva eco agli slogan dei colleghi siciliani, che hanno occupato la stazione ferroviaria, bloccando i treni per un’ora e mezza e invaso uno degli imbarcaderi dei traghetti delle Fs. Una giornata senza incidenti ma all’insegna della tensione con le forze di polizia, che hanno denunciato 25 precari e in queste ore ne stanno identificando altri. Quando i manifestanti si sono radunati alle 11 a piazza Cairoli, scandendo cori contro il governo (“Vogliamo una sola disoccupata, ministro Gelmini sei licenziata”), si è capito presto che la loro intenzione era quella di dirigersi verso la stazione marittima. La polizia ha provato a contenere la folla per evitare che arrivasse agli imbarcaderi, ma un gruppo si è staccato e ha raggiunto una delle cinque invasature delle Fs, bloccando la nave “Riace” che attendeva di salpare per Villa San Giovanni. Nessun problema, invece, per i traghetti privati. Poco dopo le 13 i manifestanti hanno occupato alcuni binari della stazione centrale, dove gli esausti passeggeri di un convoglio, proveniente da Torino e diretto a Palermo non l’hanno presa bene; ma tra loro c’era qualcuno che allargava le braccia, mostrando una certa comprensione per la rabbia dei manifestanti. Il gruppo si è sciolto dopo le 15 e prima di lasciarsi i manifestanti si sono dati appuntamento per un’altra iniziativa da organizzare per il 18 settembre a Palermo, la città dove Pietro Di Grusa, del Comitato precari, ha fatto lo sciopero della fame davanti al provveditorato per due settimane, “mentre la gente era a mare – ha detto prima di andare via -. Sono precario da 25 anni e senza lavoro dall’anno scorso”. A fianco degli insegnanti e del personale Ata, oggi hanno sfilato cobas, esponenti politici dell’opposizione e rappresentanti della Cgil, che a Villa San Giovanni sono stati presi di mira dal sindacato autonomo Rdb.Intanto, il ministro Gelmini ha risposto a distanza ai manifestanti: “Per risolvere il problema dei 220 mila precari – ha detto – l’unica soluzione è il numero programmato che sarà introdotto da quest’anno”, confermando che nell’arco di 8 anni, grazie ai pensionamenti, circa 21 mila l’anno e grazie anche alle nuove immissioni in ruolo, “é possibile entro il 2018 dare risposta a tutti i precari che abbiamo ereditato”. Secondo il ministro, “saranno 150 mila le immissioni in ruolo, mentre per le restanti 70 mila persone si tratterà di contratti a tempo determinato. Non ci saranno più spazi aperti a tutti, perché questa modalità si è dimostrata non valida: anziché assegnare posti di lavoro si sono assegnati posti di attesa nelle graduatorie”. Il ministro ha ammesso che questo provocherà problemi all’ingresso dei giovani: “Programmare il numero – ha detto – significa sicuramente dare ai giovani non il blocco, ma un numero limitato di posti”. Ma sindacati e opposizioni chiedono il ritiro del provvedimento e il portavoce di Idv, Leoluca Orlando, parla di “un dramma che non riguarda solo centinaia di migliaia di precari, ma l’intero Paese, nel quale si guarda con atteggiamento di sufficienza, commiserazione e indifferenza gli intellettuali e i professionisti”.

 

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