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Il Borghese

Al pronto soccorso come alle poste

Da Messina a Matera, da Roma a Torino, ogni giorno la sanità ci riserva una fitta al cuore: medici che litigano in sala parto mentre la futura mamma si consuma in una atroce agonia, una donna che muore dopo aver dato alla luce due gemelli, un bimbo che nasce con gravissime malformazioni dovute probabilmente alle manipolazioni del parto, un’anziana a cui viene praticata una trasfusione col sangue sbagliato, un uomo che da un mese lotta con la morte perchè i chirurghi hanno dimenticato una garza nel suo ventre. Vicende ancora più drammatiche, ammesso che sia possibile fare delle classifiche quando c’è la vita di mezzo, perchè si sono consumate là dove si va a cercare il conforto della scienza medica e la professionalità dei chirurghi. Come se quella croce rossa in campo bianco fosse l’ultimo rifugio, il luogo della speranza che si intuisce possibile tra le quinte del dolore lancinante. Scoprire che accanto alla medicina di eccellenza esistono sacche di malasanità, o quanto meno di pressapochismo come se stazionare in un pronto soccorso fosse uguale a timbrare un pacco alle poste, amareggia e preoccupa. Ieri un celebre medico si diceva sconsolato, a proposito della donna a cui è stata fatta una trasfusione fatale, sottolineando che si dovrebbero mettere sotto inchiesta almeno tre quarti dei “pronti” in Italia. A cominciare da quello delle Molinette di Torino che è chiamato a svolgere un ruolo fondamentale nell’ambito della sanità non solo piemontese. C’è stanchezza, mi diceva, tra il personale e c’è soprattutto un livello di preparazione professionale al di sotto degli standard richiesti. Qui si immagina che vengano scelti i migliori, ma non è così, per comodo, giochi di potere, menefreghismo. Chi sta al pronto, fatte poche eccezioni, non è il dottor Kildare o il dr. House, ma una sorta di funzionario con il camice… Lo sfogo, tristissimo, di uno che lì, al fronte ospedaliero c’è stato eccome, s enza medaglie e senza encomi. Ma che ne è uscito con un bagaglio di esperienza imprescindibile. E che oggi si interroga sulle procedure che ci sono e non vengono utilizzate, come il “braccialetto ” informatizzato su cui vengono segnati nome, cognome e i dati salienti del ricovero. E che alle Molinette un po’ non funziona e un po’ non viene utilizzato, come è accaduto per la signora a cui è stato trasfuso sangue destinato ad altra paziente. Certo, si dirà, l’errore umano è possibile, ma il rifiuto delle procedure è intollerabile. Al pronto come in sala chirurgica dove il personale ha l’obbligo di contare e ricontare i teli usati, le garze e, peggio ancora, la strumentazione, proprio per accertare che non vi siano tragiche dimenticanze. Ciò nonostante, come è accaduto ancora a Torino, un uomo è stato dimesso con un regalino in pancia e sta lottando contro una setticemia che lo sta distruggendo. Bene ha fatto, ieri, il presidente della regione, Roberto Cota ad irrompere, senza preavviso all’ospedale, raccogliendo l’eredità forse scomoda di Raffaele Costa che forse è stato il ministro più attento alla malasanità. Quell’efficienza che Marchionne e gli industriali inseguono per rilanciare la competitività industriale qui, sotto la croce rossa in campo bianco, non è solo auspicabile, ma fondamentale per la nostra vitabeppe.fossati@cronacaqui.it

 

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