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Il Borghese

Come ti perdono il terrorista

Frequentare i terroristi non è un reato, tentare di ridare vita alle Brigate Rosse, neppure. In fondo che male c’è se un gruppo di giovani (con qualche quarantenne al seguito…) decide di fare uno stage sulla lotta armata? Ragazzate, amarcord. La democrazia è salda, l’eversione un ricordo. Dunque, signori investigatori che avete pedinato, intercettato, sorvegliato – e oseremmo dire perseguitato – il povero Manolo Morlacchi, figlio di Piero che fu uno dei fondatori delle sopracitate brigate, insieme ad un altro “stagista” di nome Costantino Virgilio, avete solo perso tempo e sprecato soldi dello Stato. Lo dice la Corte di Cassazionescrivendo un nuovo e sconcertante capitolo sulla prevenzione del terrorismo. O meglio ancora, sulle inchieste che sono servite a bloccare sul nascere la ricostruzione di un nuovo nucleo brigatista «ricalibrato in relazione alla mutata realtà storica, politica e sociale» ma sostanzialmente operativo sull’esempio del passato. Dove il termine operativo si traduce in attentati, dinamite, pistole e kalashnikov. Strumenti di pace, è ovvio, con i quali – sempre nell’ambito dello stage – i nostri si erano persino misurati in un attentato, fortunatamente fallito, ad una caserma di Livorno. Perché prendersela con il Morlacchi, sostiene la Cassazione, tirando in ballo le amicizie pericolose del babbo ed episodi vecchi di trent’anni in cui il pupo faceva le aste sul quaderno? E che c’entra il fatto che i due frequentassero Nadia Lioce e Mario Galesi, responsabili degli omicidi di D’Antona, Biagi e Petri? Tutti, prima o poi frequentiamo chi non dovremmo. Così, archiviate come pinzillacchere (Toto ci pare calzante) risoluzioni strategiche, contatti sospetti, riunioni segrete (ampiamente documentate) e programmi informatici criptati, la Corte ha stabilito che ci vuole ben altro per dimostrare l’adesione ad un gruppo eversivo, bacchettando pure gli inquirenti «che non sono andati al di là di semplici illazioni». Forse il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che della prevenzione al terrorismo fece una scienza, si ribalterà nella tomba in cui l’ha costretto, trent’anni fa, una raffica criminale, ma i nuovi teorici del volemose bene sono di diverso avviso. Il Morlacchi, finito lo stage concluso con breve soggiorno in carcere, va rimandato libero. E così pure il suo compare. Gli altri, ammesso che ci siano mai state riunioni tattiche o di guerriglia, pure. Il nuovo testo di riferimento per la lotta all’eversione è già stato scritto grazie a Cinzia Banelli, pentita doc delle nuove Bierre. E’ lei ad insegnarci la morale secondo cui le organizzazioni eversive avviano “prudenti e laboriose iniziative di reclutamento in aree politicamente omogenee che possono evolvere nella militanza ma anche rimanere per lungo tempo solo a livello dialettico”. Dunque ci mettiamo a fare processi alle intenzioni?beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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