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Lite in sala parto a Messina, 5 indagati. Madre e figlio stanno meglio

Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, accompagnato dall’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, è arrivato al policlinico di Messina per verificare le condizioni di Laura Salpietro, 30 anni, e del figlio uscito dal coma farmacologico indotto dopo due arresti cardiaci. Il ministro parteciperà anche a una riunione della direzione dell’azienda universitaria per valutare se la lite nella sala parto dell’ospedale tra due ginecologi abbia determinato un ritardo nel taglio cesareo come ha denunciato il marito della donna. Sulla vicenda è stata aperta nei giorni un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Messina.Madre e figlio non hanno ancora potuto abbracciarsi. Lo racconta la cognata della paziente, Cettina Molonia, che ha sottolineato che sono in attesa di conoscere quali siano “i veri danni subiti dal bambino”. “Ieri è stata tolta l’intubazione e respira da solo – ha aggiunto – ma la situazione rimane molto critica perché non sappiamo se ci sono stati danni cerebrali. La verità sul suo stato di salute si scoprirà tra un paio d’anni. Mia cognata il bambino non l’ha ancora visto, fisicamente sta meglio, ma emotivamente…”.Salgono a cinque gli indagati dalla Procura di Messina che ha aperto un’inchiesta per accertare se la lite nella sala parto del Policlinico abbia ritardato l’intervento cesareo su Laura Salpietro, 30 anni, che subito dopo ha avuto un’emorragia e l’asportazione dell’utero, mentre il figlio ha subito due arresti cardiaci e potrebbe avere avuto danni cerebrali. Oltre ai due ginecologi che hanno litigato e al direttore dell’unità operativa di ostetricia, i carabinieri hanno notificato altri due avvisi di garanzia, probabilmente, agli altri due medici che hanno poi operato la donna. Gli indagati devono rispondere a vario titolo di lesioni personali colpose e omissioni.Intanto migliorano le condizioni di salute della Salpietro e del figlio Antonio, nato durante un diverbio finito alle mani tra due medici in sala parto, che avrebbero litigato su chi doveva fare il taglio cesareo. La donna, alla quale è stato asportato l’utero per via di una emorragia subito dopo avere partorito, è uscita dalla prognosi riservata. ”Sta meglio – dice il prof. Domenico Granese, direttore dell’unità operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico – e nei prossimi giorni sarà dimessa”.Migliora anche il piccolo Antonio, venuto alla luce con due arresti cardiaci e un presunto danno cerebrale. I medici di terapia intensiva, dove è ricoverato il neonato, spiegano che il bambino respira meglio e che il coma farmacologico, cui è stato sottoposto, potrebbe essere tolto in giornata. Sui presunti danni cerebrali i sanitari effettueranno specifici esami.”‘I due medici hanno litigato perché il collega più giovane non ha avvertito quello più anziano facendo l’induzione al travaglio di parto. Poi uno ha spinto l’altro e hanno litigato”. Lo conferma il prof. Domenico Granese, direttore dell’unità operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Messina riferendosi al litigio avvenuto nella sala parto del nosocomio peloritano tra due medici. ”Sono state comunque due teste calde – aggiunge Granese – quello che è accaduto è inammissibile. Devo però dire che sono due ottimi professionisti, molto stimati da tutti. Il fatto comunque è accaduto nella pre-sala parto e non nella sala parto. Litigi ne avvengono spesso, tra i due c’era qualche ruggine, ma non doveva succedere in quel momento”.”Del nostro ginecologo abbiamo piena fiducia. Quando si è reso conto che mia moglie stava male ha proposto di fare subito il cesareo, ma gli è stato impedito. E’ stato poi allontanato in malo modo dall’altro medico. Mia moglie è stata lasciata sola in una stanza per oltre quaranta minuti, poi l’ostetrica si è accorta di ciò che stava avvenendo”. Lo dice Matteo Molonia, il marito della puerpera. ”Le divergenze possono accadere a tutti – aggiunge l’uomo – ma non in momenti particolari. Le condizioni di questa struttura sanitaria sono poco salubri, si deve fare chiarezza”. Molonia spiega che il figlio sta meglio, ”spero si riprenda presto”. ”Mia moglie è depressa – aggiunge – Prego tutti, anche i conoscenti di non venire in ospedale, abbiamo bisogno in questo momento di stare tranquilli. Ho fiducia nelle forze dell’ordine e nella magistratura, sono sicuro che si farà luce sul caso e forse su altri casi analoghi. C’è molto buio e poca chiarezza in questa struttura”.

 

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