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Il Borghese

Indebitati dalla nascita

Se per i Comuni valessero le stesse regole delle aziende, una buona parte avrebbero portato i libri in tribunale, soffocati dai debiti. O peggio sarebbero finiti in bancarotta fraudolenta in virtù di qualche storiaccia di tangenti come ci insegnano purtroppo le cronache. Fatto sta che decenni di finanza allegra unita a faciloneria, ingenuità e incompetenza hanno impoverito le casse municipali generando un debito complessivo di 70 miliardi di euro, se si mette nel conto anche il buco nero delle finanze della Capitale dove pure si sono cimentati sindaci blasonati come Francesco Rutelli e Walter Veltroni più abili forse a masticare di politica che di conti correnti.Fatto sta che, per tornare al confronto con la vita finanziaria e amministrativa di un’azienda, oltre il 50 per cento dei Comuni italiani spendono il 120/130 per cento di quanto incassano da tasse, balzelli e finanziamenti dello Stato. Con il risultato di essere ancora più indebitati dello Stato stesso alla faccia delle grandi aspirazioni di maggiore autonomia. Una situazione che, se da una parte spiega il grande ricorso alla tecnologia investigativa da parte degli amministratori (una telecamera che fa le multe è una sorta di bacchetta magica per le casse vuote) che non potendosela prendere né con i predecessori né con il destino cieco e baro, finiscono per sparare a zero contro gli automobilisti, dall’altra finisce per indebitare tutti noi. E qualcuno anche più degli altri. Già, perché se è vero che il debito virtuale accumulato dai Comuni per ogni cittadino italiano è di 1.100 euro, ci sono città dove la cambiale è quattro o addirittura cinque volte superiore. Come accade a Torino e a Milano dove l’evoluzione del debito pro capite è rispettivamente di 5.564 e 4.012 euro, quasi il doppio di Potenza (2.774), Napoli (2.739), Genova (2.735), Ancona, Firenze e via discorrendo. Dati tutt’altro che trascurabili, sui quali a dispetto di qualche ritocco in positivo, c’è il timore che in futuro vada sempre peggio. A Milano in particolare dove le grandi spese previste per l’Expo 2015 (se vale la stessa regola che ha affondato le finanze dei torinesi per le spese olimpiche) potrebbero addirittura far raddoppiare l’esposizione attuale. Immedesimandoci nel problema, senza fare spallucce come al solito quando si parla di finanza pubblica, ci pare ci sia poco da stare allegri: a Torino per esempio quei 5 mila e passa euro di debito pro capite se è vero che non verranno mai messi singolarmente all’incasso, di fatto rendono tutti più poveri. E ancora di più quelli che poveri lo sono già per fatti loro e che invocano interventi della pubblica amministrazione a sostegno di affitti, asili, assistenza domiciliare, servizi pubblici e quanto altro rientra nella sfera dell’assistenza. Discorso che vale anche per Milano, fatte le debite proporzioni di superficie occupata, abitanti e quanto altro differenzia i due poli del Mi-To. Tornando alle cifre che salomonicamente ha fornito la Corte dei Conti sommando ricchezze e miserie delle pubbliche amministrazioni, se ne ricava che Torino e Milano sono le città più indebitate, ma che con loro ci sono altri 220 Comuni che hanno dichiarato pesanti disavanzi corredati da note e osservazioni su come hanno tentato (e tentano) di fare i salti mortali per tenere in piedi la baracca. Soddisfazione assai magra: per il 2011 a cominciare proprio dalle città più indebitate l’unica manovra finanziaria che ci pare di poter anticipare sono i tagli. Tagli ai servizi sociali, alla scuola, alla cultura, ai trasporti pubblici. Come dire: ben tornati a casa, la città è in mutande.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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