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Facebook, gruppo choc: schiaffi e psicofarmaci per educare i figli

“Ho due figli che picchio ogni volta che sono ubriaca, ma non avevo mai pensato che potrei picchiarli anche da sobria” oppure “Sono d’accordo! Sberle, e poi, in ginocchio sui ceci”. E c’è anche chi si spinge oltre: “Legarli a una sedia e prenderli tutti a schiaffoni dalla parte delle nocche”, “Io li educo col fucile ad aria compressa” e, ancora, “Sberle? Ma certo! Se poi date preventivamente sortiscono in un esilarante effetto sorpresa”.Sta suscitando un fiume di polemiche la pagina comparsa su facebook, dal titolo spaventoso: “I figli? Educhiamoli a suon di sberle” che conta già 80 preoccupanti adesioni. Un gruppo di genitori si dà appuntamento su internet per scambiarsi consigli su come educare i figli a suon di botte. E’ l’ennesimo gruppo choc nato sul social network.L’Osservatorio sui Diritti dei Minori ha denunciato i fatti e invita il ministro Maroni a un controllo più rigido dei social network.Alessandra Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per la tutela dell’Infanzia, chiede sanzioni esemplari. “I fatti denunciati -dice all’Adnkronos- sono di una gravità inaudita. Come è possibile che sui social network non ci siano sistemi di controllo? Ci dovrebbero essere delle multe pesanti. Anche perché le tecnologie per evitare che queste nefandezze accadano ci sono”.I consigli denunciati dall’Osservatorio che tutela i diritti dei minori sono dispensati in una bacheca di Facebook, che in meno di 24 ore dall’apertura conta un’ottantina di adesioni convinte e che l’Osservatorio ha provveduto a segnalare all’amministrazione del social network chiedendone la chiusura immediata per esplicito incitamento alla violenza. C’è da dire che altri utenti di Facebook, ad esempio sul gruppo ‘Favorevoli a dare dei ceffoni educativi ai bambini’, invitano a diffidare delle provocazioni organizzate ad arte sul web con l’apertura di gruppi di questo tipo.”Non è la prima volta che i bambini vengono presi di mira sul più popolare social network esistente e ciò – dice Marziale – dovrebbe indurre gli amministratori a intraprendere misure preventive volte a tutelare i minori. Nel caso in cui la prospettiva dovesse risultare sconveniente, allora tocca alle istituzioni agire per impedire che un magnifico strumento di progresso e innovazione tecnologica diventi ricettacolo permanente di offese alla dignità della persona”.Alessandro Pedrini, direttore generale dell’Osservatorio dice: “Credo che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, debba a questo punto dar seguito alle dichiarazioni espresse in merito all’irrigidimento dei controlli del social network, inevitabili davanti all’ascesa di insulti violenti che hanno come oggetto l’infanzia. Va bene la libertà di espressione, ma se questa invade la sfera emotiva e la dignità dei soggetti più deboli qualcosa bisogna pur fare”. Pedrini denuncia: “siti già chiusi dagli inquirenti sono stati riaperti, è il caso delle pagine intitolate ‘uccidiamo i bambini’. Siamo al cospetto di una sfida davvero inaccettabile e le istituzioni sono chiamate ad intervenire”.

 

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