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Il Borghese

Straccetto e ramazza non bastano

Diciamola tutta: se il governo Sarkozy non avesse puntato il dito contro gli zingari, lanciando un programma di espulsioni, a casa nostra il problema sarebbe rimasto sotto traccia, come d’altra parte è successo in questi anni. E invece nel torpore d’agosto prima Milano, poi anche Torino, hanno dovuto ammettere che il problema c’è. Che i campi sono delle polveriere dove la criminalità la fa da padrona e dove gli irregolari sono la stragrande maggioranza. Quella, per intenderci, che secondo i francesi, dovrebbe essere caricata su un aereo e rispedita a casa propria. Non solo: a Milano è trapelato anche qualcosa che sta a metà tra l’incredibile e il paradossale: gli irregolari sono stati censiti, identificati, schedati uno per uno e gli elenchi depositati in prefettura.Peccato che poi quegli elenchi, primo passo verso il rimpatrio, siano rimasti in un cassetto. Per disposizione, si è detto, dello stesso ministro Maroni che ha espressamente ordinato di espellere solo coloro che “per motivi di pubblica sicurezza risultano pericolosi per la società”. A conti fatti, pochi o nessuno. Facile immaginare, se la direttiva è nazionale, che la stessa cosa sia accaduta a Torino come a Napoli, Roma o Palermo. Il che si traduce in una gigantesca beffa dove il pugno duro vale per pochissimi e rischia di restare un diktat sulla carta senza applicazione alcuna, anche in deroga a tutta una serie di direttive europee e di appelli della Chiesa e del mondo del volontariato. Capitolo, quest’ultimo, tutt’altro che immune dagli interessi economici che qualunque emergenza porta con sé. Fatto sta che, verificato parzialmente un dato sulle presenze attuali di zingari di diverse etnie tra Piemonte e Lombardia, si apprende che la “popolazione” interessata sfiora le seimila unità, con una percentuale di indesiderati superiore al 50 per cento. Il che, Sarkozy permettendo, pone il nord d’Italia in una situazione forse ancora più difficile di quella che stanno vivendo i cugini francesi. Ma con una differenza: a Milano si predica bene, affermando – sindaco in testa – che la ricetta dell’espulsione è l’unica possibile, ma si razzola male in virtù delle direttive ministeriali, a Torino si tenta il cambio di passo con le grandi pulizie d’autunno, ovviamente a spese dei cittadini, nei campi abusivi, garantendo che si procederà a dividere i buoni dai cattivi, insomma ad un censimento per individuare gli irregolari. Ma non si parla, per il momento, di azioni dirette, né tantomeno di sgomberi. Vietato poi parlare di espulsioni di massa. Il problema, vissuto nel garbo subalpino, si risolve prima con straccetto e ramazza per bonificare i campi zingari e poi con i fogli di via. Fin qui la politica, ma che cosa pensa la gente? Quella stessa che convive con sporcizia e degrado, scippi, furti, accattonaggio molesto? A Milano un sondaggio per strada la dice chiara: viva la ricetta Sarkozy, a Torino basta un’occhiata ai mattinali di questura e carabinieri per rendersi conto che la pazienza si sta esaurendo. E allora due domadine alle nostre autorità. La prima: gli zingari che ci siamo ritrovati in casa dopo l’apertura delle frontiere della Romania, dovremo sopportarli in eterno anche se sappiamo che almeno il 70 per cento di loro traffica ai margini della malavita? La seconda: come potremo difenderci dall’onda migratoria che si sta già muovendo dalle frontiere francesi sfruttando il controesodo estivo? Straccetto e ramazza ci paiono sinceramente inutili palliativi.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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