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Il Borghese

La guerra dei miserabili

Le isole dei disperati. Le chiama così un vecchio ispettore della polizia ferroviaria, indicando con la mano i grandi spazi che si aprono di fronte alle stazioni e che appaiono, a prima vista, come un’immensa distesa grigia e marrone dove i binari si intrecciano tra la polvere, prima di trovare le direzioni del grande traffico. Qui, nelle “isole” da sempre vivono i disperati, i senza tetto, i barboni, i clandestini. E i delinquenti in fuga. Sorprende che sia così perché quelle “isole” sono spesso tra le case, chiaramente visibili dai balconi dei palazzi che costeggiano le ferrovie, facilmente accessibili dalle forze dell’ordine. Eppure qui, a Torino come a Milano e Roma nessuno interviene. Come se quei fantasmi che ogni nottele suorine di Madre Teresa vanno ad assistere con un po’ di pane e companatico non esistessero. L’abulia del sistema non si scuote mai, e anche quando ci scappa il morto, e il morto è un ferroviere sventrato da un barbone ubriaco, si dà la colpa al caso, all’imprevisto, alla follia. Non passa per la testa, e non capiamo perché, che questa invasione di miserabili che assomigliano un poco al Jean Valjean, celebre protagonista del romanzo I Miserabili di Victor Hugo, esiste perché è tollerata, peggio ancora ammessa come una iattura inevitabile. Così non si pattugliano le isole, non si sgomberano i vagoni, non si cerca di dare un tetto a chi, probabilmente, non ha neppure più il coraggio di cercarlo negli asili notturni. Il tragico, in questa terra di nessuno, è che la tolleranza colpevole delle autorità ha finito per produrre un sistema perverso di governo da parte delle varie genie di senza tetto. da una parte i barboni classici, dall’altro i clandestini e i criminali senza patria. Gli uni contro gli altri a spartirsi vecchi vagoni abbandonati che si trasformano in dormitori, gli uni contro gli altri per dominare un territorio, dividersi i proventi dei furti, i liquori, la droga, le sigarette. La notte scorsa a Torino, per la seconda volta in pochi giorni, uno di questi vagoni è andato a fuoco. E per una volta ancora, nella logica di far finta che il problema non esista, ci si sta a baloccare nel dubbio se si tratti o meno di un incendio doloso. O peggio di un maldestro tentativo di far fuori in una botta sola i rivali della notte. Il che, sinceramente, ci pare troppo. E’ ovvio che l’incendio è doloso. Resta da capire solo se è stato appiccato per fare strage. O solo per “avvertire” i rivali. Dunque che cosa si aspetta? Che cosa serve per fare pulizia almeno nei piazzali dei treni visto che nei vagoni la sporcizia la fa da padrona? Gli interrogativi valgono una risposta. Le stazioni nelle quali i cittadini entrano pagando il biglietto non sono terre di nessuno, e la sicurezza, a quanto ci consta, dovrebbe essere compresa nel prezzo.beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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