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Torino, segregata in casa dal marito padrone: “Liberatelo, lo amo davvero”

Ad una settimana dall’arresto, Salem Abdel Karim Ben Kedi, tunisino di 32 anni, ancora non ha capito il motivo per cui è finito in manette. Come ha spiegato al giudice “chiudere in casa donne e figli” sarebbe una cosa del tutto normale e consueta, almeno nel suo Paese. Cosa che sembra pensare anche la sua convivente che, nonostante il volto tumefatto dalle botte e i polsi segnati ha dichiarato: “Anche se mi picchiava io l’ho sempre amato e lo amerò. Per questo non l’ho mai denunciato. Per favore, liberatelo”. Un amore che giudice e polizia non sono riusciti a spezzare. Neppure tre settimane fa quando i vicini hanno chiamato i carabinieri: “Presto venite – fu il tono della telefonata concitata al 112 ¬quell’uomo sta massacrando la moglie”. Sul posto tre “gazzelle” ma i militari non riuscirono ad andare oltre la compilazione di un anonimo verbale rimasto agli atti: «La donna si rifiuta di sporgere querela nei confronti del convivente”.Tutti i particolari su CronacaQui in edicola in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta il 18 agosto 2010

 

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