img_big
News

Disperso in India, la madre implora: «Cercate il corpo del mio Riccardo»

Mamma Vanda è in casa. Seduta su una poltrona del soggiorno, davanti c’è il telefono ma lei non risponde. Lo fa Umberto, il figlio maggiore. A chiamare sono gli amici, i parenti. Mamma Vanda attende una sola telefonata, quella della Farnesina che le possa finalmente annunciare il ritrovamento del corpo del figlio: «Ieri mattina ho rivolto un appello – dice la donna, impiegata dell’Italgas – perché le nostre autorità facciano il possibile e magari anche qualcosa di più per ritrovare il corpo del mio Riccardo. Lo rivogliamo tra noi per offrirgli una sepoltura cristiana. È stata una tragedia ma se non dovessimo neppure rivederlo, il nostro dolore sarebbe davvero atroce», conclude singhiozzando.Il marito, il papà di Riccardo, Giulio Pitton, insegnante, è chiuso nel suo silenzio, «con il cuore spezzato dal dolore». Sono lì, a Costigliole d’Asti, nella grande casa del nonno materno, c’è anche la nonna da parte di papà. Compostezza, silenzio, preghiere e accettazione di una prova che nessuno si aspettava e che li ha colpiti nell’affetto più caro.Quel ragazzone sportivo, studioso, pieno di vita e di iniziativa, affettuoso in casa e generoso verso tutti, ora non c’è più. Ufficialmente disperso, inghiottito da una marea di fango che lo ha portato via per sempre. Questo la madre non riesce ad accettarlo, vuole piangere e pregare davanti al corpo del figlio. È l’unica cosa che chiede, null’altro, senza maledire quella dannata sorte che gli ha portato via il figlio più piccolo.Difficile pensare che il giovane non ci sia più, ne parlano al presente nella grande casa di Costigliole, così fanno gli amici di sempre del Centro Culturale Valmiana di Torino in via Cernaia: «Qui Riccardo trascorreva molte ore delle sue giornate. Nel silenzio accademico della sala di studio, dove preparava gli esami di medicina. Nella piccola cappella per momenti di orazione. Negli happening canori e allegri tra studenti, nel soggiorno del centro».Frequentava da anni il Valmiana, “avamposto” torinese dell’Opus Dei, perchè nella spiritualità della prelatura fondata da San Escrivà, Riccardo aveva trovato il senso della sua esistenza, «e cercava di offrire a Dio ogni attività umana: dallo studio allo sport, prodigandosi nel servizio agli altri».Non disdegnava neppure compiti umili, attività manuali: «Lo scorso anno – raccontano al Valmina – abbiamo ridipinto le pareti e Riccardo non si è tirato indietro, l’ingresso l’ha fatto tutto lui, da solo».Il suo sogno professionale era quello di diventare medico, «cardiologo. All’Università studiava con profitto, conseguiva un trenta dopo l’altro. A scuola era sempre andato bene, anche al liceo, aveva frequentato il Galileo Ferraris e con alcuni compagni della sezione H aveva mantenuto solidi rapporti di amicizia». Sport tanto: basket, rugby, sci, trekking, «aveva un fisico d’atleta»; amava la musica, «suonava il sax nella banda salesiana del Valdocco». Infine, quel desiderio che era riuscito a soddisfare: un lungo viaggio in India; un sogno, però, che gli è costato la vita.«I suoi amici che si sono salvati hanno raccontato – sottolinea don Bruno Valente, parroco di Costigliole d’Asti – d’aver sentito qualcuno che li ha spinti alle spalle, una spinta che ha salvato loro la vita. Dietro, c’era solo una persona: Riccardo, martire del suo ultimo gesto di generosità».bardesono@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo
banners