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Il Borghese

Campanilismo estremo

Qualche volta è davvero il caso di parlare di “campanilismo”. Come dimostra quella sorta di “disfida degli orologi” che è in atto tra il mondo occidentale e quello musulmano. Per intenderci, oggi alla Mecca entrerà in funzione una gigantesca torre orologio, una struttura colossale che si pone apertamente in concorrenza con l’ora ufficiale di Greenwich, da cui poi derivano i vari fusi orari del resto del mondo. Lo dichiarano apertamente gli studiosi islamici, secondo cui «la sola idea che il tempo musulmano debba scorrere secondo regole imposte a Londra viene vista come un vero e proprio anacronismo coloniale».E allora guardiamola questa sfida: la Royal Mecca Tower svetta per 600 metri, compresa la guglia con la mezzaluna, l’orologio ha quattro quadranti da 46 metri di diametro l’uno, illuminati da 2 milioni di led che rimandano la scritta “In nome di Allah”. Una sfida tecnologica e appariscente, nel nome del marketing più che della religione, considerando che tra i promotori e finanziatori dell’opera voluta dal governo saudita ci sono i proprietari dei centri commerciali legati alla torre. Bisogna capire, a questo punto, come potrebbero vedere questo orologio – per inciso, è tre ore avanti rispetto a Greenwich – i vari musulmani diffusi nel mondo. C’è chi potrebbe vederlo con l’orgoglio comprensibile di un prodotto della propria gente e chi potrebbe strumentalizzarlo per farne un vessillo della battaglia anti-occidentale.D’altra parte lo sappiamo da tempo: per i fanatici è sufficiente un pretesto qualsiasi per condannare la parte avversa, per individuare un nemico dalla parte opposta dell’oceano, e via discorrendo. Situazioni che conosciamo fin troppo bene, ormai.Ma questa faccenda è diventata anche l’occasione per riproporre il dilemma sull’esatta posizione del “primo meridiano”, quello che normalmente identifichiamo proprio con Greenwich. Per uno studioso egiziano sarebbe invece quello della Mecca, perché «in perfetto allineamento con il nord magnetico».Viene quasi da sorridere, immaginando anche nelle nostre città e pianure il proliferare di cartelli o indicazioni sul passaggio – lì, in quell’esatto punto – di un meridiano o di un parallelo. Quasi servisse un punto di riferimento visibile, come una gigantesca “X” su un planisfero e, sotto di essa, una colossale scritta “Voi siete qui”. Per non perdere la rotta, per non smarrirsi in una società sempre più confusa e divisa, con sempre più punti di riferimento in contraddizione tra loro. Perché diventa impossibile ormai giustificare una qualunque forma di convenzione universale senza che la politica, o il profitto economico, o persino la religione vengano tirati in ballo a sproposito, per dividere invece di unire.andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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