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Il Borghese

Quei cattivi consigli

È passato un anno, poco più o poco meno, da quando scrivevamo in questa pagine del problema dei profughi somali che avevano colonizzato una ex clinica nel cuore di un borgo operaio di Torino. E ora ci troviamo a scrivere degli stessi somali – in realtà solo una parte di essi – che ha abbattuto muri e finestre per entrare in un ex centro sociale sgomberato, dopo aver rifiutato ogni altra proposta avanzata dalle istituzioni.Prima di chiederci se un anno sia bastato o meno per risolvere un problema che non è solo di carattere umanitario, ma neppure soltanto di ordine pubblico, ricordiamo che non unicamente Torino ha dovuto fare i conti con la questione profughi e rifugiati politici. A Milano basta ricordare l’ex scalo ferroviario di Porta Romana, per lungo tempo colonizzato da bande di disperati, o le clamorose manifestazioni dei profughi in stazione, con binari bloccati e scene da guerriglia urbana, fino a coloro che, forse in un mix di disperazione e tentativo di attrarre l’attenzione, hanno eletto a giacigli gli angoli bui delle traverse di corso Buenos Aires. A Torino, invece, una qualche alzata di ingegno ha trasformato un caso umanitario in faccenda giudiziaria. Già perché alcuni esponenti politici – in particolare un consigliere di circoscrizione -, di fronte al rifiuto di ogni proposta lecita, hanno avanzato l’idea di commettere un illecito, spingendoli a occupare l’edificio a suo tempo sgomberato e decisamente inadatto a ospitare chicchessia.Tutto questo pare una amara metafora di un Paese dove, quando non si sa che pesci pigliare, si sceglie la strada dell’illegalità come una scorciatoia. E successivamente del rimpallo di responsabilità, dal Comune alla questura alla prefettura al ministero e ritorno. Nel frattempo quella ventina di somali mal consigliati e certamente strumentalizzati dai soliti noti si ritrovano una denuncia penale sul groppone. A questo punto, dopo l’eventuale processo, potrebbero essere espulsi, o quanto meno ricevere un foglio di via. Improbabile, certo, ma possibile. E sarebbero stati gli stessi che intendevano aiutarli – oppure volevano difendere posizioni indifendibili – a metterli nei guai. Capita quando si confonde la strada sbagliata con una scorciatoia.andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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